Afghanistan: USA sosterranno colloqui di pace tra Kabul e i gruppi di militanti

Pubblicato il 27 marzo 2018 alle 6:01 in Afghanistan USA e Canada

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Alcuni ufficiali della Casa Bianca hanno dichiarato che Washington supporterà i colloqui di pace tra il governo di Kabul e i gruppi di militanti favorevoli alla riconciliazione.

Secondo quanto riportato dall’emittente afghana Tolo News, un ufficiale in condizioni di anonimità avrebbe riferito che gli Stati Uniti sono pronti ad appoggiare le autorità afghane e tutte le altre parti che prenderanno parte ai negoziati di pace. Oltre ai talebani, ha spiegato il funzionario, Kabul sostiene che sia necessario colloquiare anche con l’Haqqani Network, un gruppo di guerriglieri insurrezionisti dell’Afghanistan che combatte le forze della NATO e i governi afghano e pakistano. Il nome del gruppo proviene da quello del suo leader, Maulvi Jalaluddin Haqqani, la cui ideologia è allineata a quella dei talebani.

Nei giorni passati, il consigliere per la sicurezza nazionale afghana, Mohammad Hanif Atmar, ha affermato che, a suo avviso, il governo dovrebbe negoziare con qualunque gruppo disponibile a scendere a patti. Il 28 febbraio, il presidente afghano, Ashraf Ghani, si era detto disposto al dialogo con i combattenti, invitandoli a negoziare una tregua per porre fine all’instabilità del Paese. L’offerta del leader afghano prevederebbe l’istituzione di un cessate il fuoco, il rilascio dei prigionieri talebani, l’organizzazione di nuove elezioni che includano i militanti e che prevedano ad una revisione costituzionale.

Ad ora, i talebani non hanno ancora dato seguito alla proposta del presidente. Nel frattempo, la comunità internazionale sta esortando i combattenti ad unirsi al processo di pace. Domenica 25 marzo, Pierre Mayaudon, il capo della delegazione per l’Afghanistan dell’Unione Europea ha suggerito ai talebani di sfruttare l’occasione per iniziare colloqui con il governo di Kabul. Il suo suggerimento ha preceduto gli incontri di pace per l’Afghanistan, che si stanno tenendo a Tashkent, in Uzbekistan, il 26 e il 27 marzo, il primo meeting dal 1999 che ha riunito i leader regionali e i rappresentanti della comunità interazionale per discutere sulla situazione afghana e sulla lotta al terrorismo. È previsto che partecipi all’evento il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan, Tadamichi Yamamoto, l’Alto Rappresentante dell’UE, Federica Mogherini, e i ministri degli esteri di Cina, Russia, USA, Regno Unito, Germania, Italia, Francia, Turchia, India, Iran, Pakistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Secondo un articolo pubblicato su Foreign Affairs firmato da Vikram J. Singh, i colloqui di pace tra il governo di Kabul ed i talebani sono l’opzione migliore per gli Stati Uniti, impegnati nel Paese asiatico da quasi ormai 17 anni. Come spiega l’autore, dal 2011, ogni giorno, circa 15.000 soldati statunitensi continuano a combattere la guerra più lunga mai intrapresa dagli americani. In termini di spese, nel 2018, la missione raggiungerà una cifra pari a 45 miliardi di dollari, un valore quasi uguale a quello necessario a costruire il muro al confine con il Messico tanto voluto da Donald Trump. Ad avviso di Singh, Washington soffre ormai di una paralisi strategica che, in quasi 17 anni, non ha portato ad una vittoria da alcun lato. Gli Stati Uniti continuano ad avere gli stessi obiettivi del 2001, ovvero la sconfitta definitiva della minaccia terroristica nella regione e la stabilizzazione delle autorità di Kabul. Il metodo con cui gli USA hanno perseguito tali obiettivi, nel corso degli anni, è altresì rimasto lo stesso, fatto di azioni militari dirette per contrastare i gruppi estremisti in Afghanistan e in Pakistane, affiancato da aiuti finanziari ad entrambi i Paesi per accrescere la loro sicurezza. Nonostante Trump abbia inaugurato una nuova strategia per eliminare la minaccia terroristica dalla regione, annunciata il 21 agosto 2017, Singh ritiene che una retorica più dura non porterà ad alcun risultato positivo, in quanto si limiterà soltanto a ripetere le scelte fallimentari del passato. Alla luce di ciò, ad avviso di Singh, l’opzione dei colloqui di pace e del dialogo si prospetta essere la migliore per cercare di porre fine al conflitto in Afghanistan.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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