Yemen: più di 1.300 casi di difterite

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Yemen

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In Yemen si è diffusa un’epidemia difterite che ha contagiato più di 1.300 persone, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità. La difterite è una malattia tossinfettiva acuta e contagiosa, che era scomparsa dal Paese da almeno 25 anni. Si tratta della seconda epidemia che colpisce il paese dall’inizio della guerra civile, nel marzo 2015. La prima era stata quella di colera.

I primi casi di questa nuova epidemia si sono registrati nell’ottobre 2017 e, al momento, le vittime della malattia sarebbero almeno 70. Stando a quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità, in Yemen sarebbe stata avviata una campagna di vaccinazioni per 2,7 milioni di bambini, che hanno tra le 6 settimane e 15 anni, in 11 governatorati. Almeno l’80% mentre l’80% delle persone infettate sarebbero bambini e giovani adulti sotto i 25 anni. Contrarre la difterite può risultare fatale nel 5% dei casi e il rischio di contagio, attraverso il contatto fisico o la trasmissione aerea, è molto alto.

In questo contesto, il rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità in Yemen, il dottor Nevio Zagaria, ha dichiarato: “Il controllo di questa epidemia e il salvataggio delle vite sono una corsa contro il tempo” e ha aggiunto: “Il sistema sanitario quasi completamente collassato e il conflitto hanno ostacolato gravemente l’esito, ma siamo riusciti a spedire urgentemente antibiotici e anti-tossine di difterite (DAT) per supportare il trattamento e adesso stiamo portando avanti una campagna di vaccinazioni per impedire all’epidemia di diffondersi ancora di più”. Soltanto il 50% delle strutture sanitarie in Yemen funziona in maniera parziale o completa.

Il 26 febbraio, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva avvisato che una nuova epidemia di colera si sarebbe potuta diffondere in Yemen durante la stagione estiva. In questo contesto, il vice direttore generale per le Emergenze dell’Organizzazione, Peter Salama, aveva dichiarato che il numero delle infezioni di colera sarebbe diminuito nelle ultime 20 settimane, dopo che aveva raggiunto il picco di 1 milione di casi sospetti. Secondo Salama, tuttavia, l’epidemia potrebbe riaccendersi nei prossimi mesi, in concomitanza con l’inizio della stagione delle piogge. In questo contesto, il vice direttore generale ha dichiarato: “Il vero problema è che stiamo entrando in una nuova fase della stagione delle piogge. Di solito, i casi di colera aumentano con l’arrivo di questa stagione. Di conseguenza, ci aspettiamo una prima ondata in aprile e una seconda in agosto”.

Martedì 27 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione. Nella stessa occasione, l’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed, aveva accusato le parti coinvolte nella guerra civile, il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione araba, a guida saudita, e gli Houthi, di stare prolungando il conflitto.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione è stata resa ancora più complessa dall’intervento delle potenze esterne. Da un lato, l’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Dall’altro, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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