USA sanzionano 7 compagnie pakistane per commercio di tecnologie nucleari

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 10:29 in Pakistan USA e Canada

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L’amministrazione Trump ha sanzionato 7 compagnie pakistane accusate di essere coinvolte nel commercio di tecnologie nucleari.

Secondo quanto riportato da Reuters, tale mossa potrebbe ostacolare l’entrata del Pakistan nel Nuclear Suppliers Group (NSG), un gruppo di 48 Paesi fornitori nucleari che hanno il compito di monitorare e prevenire la proliferazione di armi nucleari. Le autorità di Islamabad avevano fatto richiesta nel 2016 ma, da allora, il Paese non ha effettuato progressi sufficienti per esservi accettato. Il Dipartimento del Commercio della US Bureau of Industry and Security, il 22 marzo, ha imposto le sanzioni contro le 7 compagnie inserendole nella “Entity List”, una lista di entità straniere sospettate di agire contro la sicurezza nazionale e gli interessi esteri degli Stati Uniti. L’inserimento al suo interno non comporta il congelamento degli asset, ma prevede che le compagnie subiscano limitazioni alle licenze per continuare le proprie attività. Le entità sanzionate sono la Mushko Logistics, con sede a Singapore, la Mushko Electronics, con sede in Pakistan, la Solution Engineering, la Akhtarr & Munit, la Proficient Engineers, la Pervaiz Commercial Tradung Co. (PCTC) e, infine, la Maryne System, accusata di aiutare le altre entità a procurarsi i materiali senza i permessi necessari. Oltre a queste, sono state aggiunte alla lista altre 16 compagnie nel corso della settimana passata.

In passato, gli ufficiali pakistani sono stati accusati di condividere segreti nucleari con la Corea del Nord, anche se le autorità di Islamabad hanno sempre negato le indiscrezioni. Lo scienziato pakistano Abdul Qadeer Khan, considerato il padre della bomba atomica del Pakistan, nel 2004 dichiarò di aver venduto importanti segreti nucleari al regime di Pyongyang. Successivamente, nel 2008, un gruppo di monitoraggio inglese riferì che la rete di Khan stava contrabbandando progetti nucleari con l’Iran, la Libia e la Corea del Nord, e che era attiva complessivamente in 12 Paesi.

Il quotidiano pakistano The Dawn sostiene che la mossa costituisca un colpo basso al Pakistan da parte degli Stati Uniti. I rapporti tra i due Paesi, da mesi, sono caratterizzati da forti tensioni. In occasione dell’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan e nella regione, avvenuto il 21 agosto 2017, il presidente Donald Trump aveva esortato il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, a impegnarsi maggiormente nel contrasto dei militanti. Tali accuse sono sempre state smentite dal governo pakistano, il quale afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite sia in termini di denaro. Ne è conseguito che, dopo quasi due mesi di colloqui sospesi, il 25 ottobre 2017, l’ex segretario di Stato Rex Tillerson, si è recato a Islamabad, dove ha incontrato il primo ministro Shahid Kaqan Abbasi, per normalizzare nuovamente i rapporti. Dopo un’apparente riconciliazione le relazioni sono nuovamente peggiorate con l’inizio del 2018. Il primo gennaio, il presidente Donald Trump ha tuonato contro il Pakistan su Twitter, accusandolo di prendere in giro Washington circa la lotta contro i terroristi e, tre giorni dopo, ha annunciato la sospensione degli aiuti al Paese asiatico. Dall’altra parte, il governo pakistano ha definito le mosse di Trump “completamente incomprensibili”, ritenendo che il Pakistan si è sempre impegnato molto nella lotta contro i terroristi. Per tutta risposta, il primo ministro Abbasi ha altresì minacciato di negare agli USA l’accesso a determinati territori afghani per rifornire le truppe della NATO in Afghanistan. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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