Turchia: deportazioni di massa dei profughi siriani

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 9:24 in Siria Turchia

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Le forze di sicurezza turche starebbero regolarmente arrestando e deportando in modo sommario migliaia di richiedenti asilo siriani al confine tra Siria e Turchia a partire dal dicembre 2017, secondo quanto si legge in un report dell’organizzazione umanitaria Human Rights Watch.

Stando a quanto riferito nel documento, dal titolo “Turkey: Mass Deportations of Syrians”, le forze armate turche avrebbero deportato i profughi siriani appena entrati in Turchia e che si trovavano nel villaggio di Antakya, situato a 30 km di distanza dal confine, e avrebbero altresì sparato a numerosi richiedenti asilo, ferendoli, mentre cercavano di entrare nel Paese utilizzando le rotte del contrabbando. I siriani sarebbero stati riportati nel governatorato di Idlib, situato nel nord-ovest della Siria, uno dei focolai degli scontri tra le forze del presidente Bashar Al-Assad e i ribelli.

Nel governatorato di Idlib, gli scontri tra le due parti coinvolte nella guerra civile siriana avrebbero causato lo sfollamento di almeno 400.000, secondo i dati delle Nazioni Unite. I profughi avrebbero raggiunto più di 1,3 milioni di civili che sarebbero intrappolati all’interno nel governatorato. Nell’area, i siriani sarebbero costretti a vivere in campi profughi sovraffollati situati vicino al confine con la Turchia, sotto la costante minaccia di attacchi o mancanza di cibo, acqua pulita, ripari e aiuti sanitari. In merito alla questione, un ricercatore nel settore dei diritti dei rifugiati dello Human Rights Watch, Gerry Simpson, ha dichiarato: “Mentre le guardie di confine provano a sigillare gli ultimi vuoti rimanenti nel confine turco, centinaia di migliaia di siriani sono intrappolati nei campi ad affrontare le bombe dal lato siriano” e ha aggiunto: “L’Unione Europea dovrebbe fare pressione sulla Turchia affinché apra i confini alle persone in difficoltà e fornisca loro supporto, al posto di rimanere a guardare, dal momento che la Turchia ignora la legge sui rifugiati e spinge migliaia di persone indietro verso una carneficina”.

Il rimpatrio dei richiedenti asilo è contrario al principio di non respingimento, che vieta agli Stati di non accettare o di deportare i rifugiati verso territori in cui la loro vita sia minacciata, secondo quanto stabilito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra. Da parte sua, Ankara ha negato di aver aperto il fuoco contro i richiedenti asilo. Il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, ha dichiarato che il suo Paese, “mentre garantisce la sicurezza dei confini contro le organizzazioni terroristiche, continua ad accettare i siriani in difficoltà”. In questo contesto il Directorate General of Migration Management interno al Ministero dell’Interno turco ha riferito che, nel 2017, avrebbe registrato 510.448 siriani che sarebbero entrati nel Paese attraverso gli attraversamenti designati a tal fine e 91.866 civili fino al 22 marzo 2018. A questi rifugiati sarebbe stata fornita protezione temporanea. L’organizzazione umanitaria ha, invece, documentato 137 incidenti di questo genere a partire da metà dicembre 2017.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, al momento, la Turchia starebbe ospitando più di 3,5 milioni di rifugiati siriani. Nel settembre 2016, Ankara aveva avviato la costruzione del primo muro mirato a separare la Turchia dalla Siria, per un investimento di 400 milioni di dollari. I primi 556 km, sono stati completati nel luglio 2017. Una volta terminati i lavori, il muro raggiungerà i 911 km.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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