Siria: negoziati tra Mosca e l’ultima fazione dei ribelli nel Ghouta

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 15:27 in Medio Oriente Siria

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I combattenti di Jaish Al-Islam, l’ultimo grande gruppo ribelle rimasto nella città di Douma, situata nel territorio del Ghouta orientale, si sono detti pronti ad abbandonare le armi e a lasciare l’enclave, secondo quanto annunciato da un ufficiale dello Stato Maggiore russo, Stanislav Gadzhimagomedov.

L’accordo con i ribelli sarebbe stato raggiunto nel contesto delle trattative che la Russia starebbe conducendo con le singole fazioni dell’opposizione nel territorio del Ghouta per porre fine agli scontri nel territorio. Le truppe di Al-Assad avevano diviso il territorio in 3 zone e avevano avviato trattative segrete con i singoli gruppi di ribelli in ogni area, applicando il principio del “divide et impera”, secondo il quale il migliore espediente per controllare e governare un popolo sarebbe dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. Nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 marzo, il governo siriano avrebbe rotto la tregua, che era stata introdotta per facilitare i negoziati di pace tra le forze governative e il gruppo Jaish Al-Islam, sotto la supervisione della Russia, nella città di Douma, l’ultima città ancora sotto il controllo dei ribelli.

Da parte sua, il capo politico di Jaish Al-Islam, Mohammed Alloush, ha negato che il gruppo abbia raggiunto un accordo con Mosca e ha riferito che i negoziati tra le due parti sarebbero iniziati domenica 25 marzo e sarebbero dovuti riprendere dopo tre giorni. In questo contesto, le trattative avrebbero dovuto riguardare una proposta avanzata dalla fazione, che prevedrebbe 5 punti:

  • la permanenza di Jaish Al-Islam nel territorio del Ghouta orientale e il permesso di accedere alle postazioni militari russe nella città di Douma;
  • l’accesso a tutte le istituzioni del governo siriano nella città e per svolgere le loro funzioni;
  • il rilascio di tutti i prigionieri che si trovano in quella che è nota come la “prigione del pentimento”;
  • il trasferimento dei feriti negli ospedali della capitale;
  • l’allontanamento di coloro che non vogliono rimanere nel territorio del Ghouta orientale.

Se la notizia dell’accordo con Jaish Al-Islam fosse confermata, si tratterebbe dell’ultimo grande gruppo di ribelli pronti a lasciare il territorio sotto assedio. Precedentemente, il 22 marzo, Il gruppo Failaq al-Rahman aveva annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco ad Arbin, nel Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. Il primo convoglio dei combattenti, insieme alle loro famiglie, era arrivato nell’area di Hama sabato 24 marzo. Il giorno precedente, i ribelli di Ahrar Al-Sham avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave. Le evacuazioni erano iniziate il giorno successivo, il 22 marzo.

Gli scontri nell’enclave dei ribelli continuano incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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