Egitto: aperte le urne

Pubblicato il 26 marzo 2018 alle 17:33 in Africa Egitto

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Il popolo egiziano è stato chiamato alle urne per votare il suo nuovo presidente. I seggi elettorali sono stati aperti nella mattinata di lunedì 26 marzo e chiuderanno il 28 marzo.

Dopo le prime ore dall’apertura dei seggi, i testimoni hanno riferito che l’affluenza è stata bassa, anche se, essendo una giornata lavorativa, ci si aspetta che i circa 60 milioni di egiziani aventi diritto al voto si rechino alle urne dopo la conclusione delle attività lavorative. Le autorità hanno esortato il popolo a votare, sfruttando a tal proposito la retorica nazionalista e descrivendo l’affluenza alle urne come un aiuto nei confronti della lotta contro gli islamisti e altri nemici non meglio identificati. In questo contesto, lunedì 26 marzo, il quotidiano statale Al-Gomhouria riportava in prima pagina: “Il tuo voto è un proiettile nel cuore dei tuoi nemici”, mentre il primo ministro, Sherif Ismail, ha dichiarato, in un’intervista televisiva: “Le persone devono uscire e partecipare con la forza”.

Il presidente in carica gareggia contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, un sostenitore del suo governo, per questo motivo si ritiene che vincerà nuovamente le elezioni. I pareri in merito alla figura dell’attuale presidente egiziano sono contrastanti. Numerosi egiziani e gli alleati arabi in Occidente considerano Al-Sisi come un elemento chiave per mantenere la stabilità in Egitto, soprattutto a livello economico. Due dei progetti promossi dall’attuale capo di stato e maggiormente apprezzati sono l’espansione del canale di Suez e la creazione di una nuova capitale, che dovrebbe sorgere a est del Cairo. La proposta di costruzione di una nuova capitale era stata annunciata dal ministro degli Alloggi, Mustafa Madbuly, in occasione della Egypt Economic Development Conference che si era tenuta il 13 marzo 2015.

Al contrario, i critici di Al-Sisi lo ritengono responsabile di aver introdotto il peggior giro di vite nei confronti dei dissidenti. In questo contesto, molte organizzazioni per i diritti umani hanno accusato il capo di stato egiziano di aver zittito un gran numero di oppositori, attivisti e media indipendenti. Oltre a ciò, i tribunali egiziani hanno emesso numerose condanne a morte nei confronti dei membri della Fratellanza Musulmana, che sostenevano il governo del predecessore di Al-Sisi, Mohammed Morsi. L’attuale presidente egiziano aveva preso il potere il 3 luglio 2013, dopo aver rovesciato il governo di Morsi. Successivamente, Al-Sisi aveva vinto le elezioni presidenziali, che si erano tenute tra il 26 e il 28 maggio 2014, ottenendo il 97% dei voti e sconfiggendo il suo unico avversario, Hamdeen Sabahi.

Le elezioni nel Paese sono iniziate qualche giorno dopo che gli egiziani residenti all’estero avevano già espresso la loro preferenza in merito al nuovo presidente che guiderà l’Egitto, venerdì 16 e sabato 17 marzo. In tale occasione, numerosi egiziani avevano boicottato le elezioni, accusandole di essere “predeterminate” per portare alla vittoria l’attuale presidente dell’Egitto, Abdel Fattah Al-Sisi.

Le proteste degli egiziani all’estero fanno riferimento al fatto che tutti gli oppositori politici, eccezion fatta per Moussa, si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo contesto, il 28 gennaio, alcuni avversari politici del presidente in carica avevano esortato a boicottare le elezioni presidenziali definendole “una commedia”, a causa dell’ondata di repressione che aveva allontanato tutti coloro che si erano candidati contro Al-Sisi. L’ultimo episodio di questo genere si era verificato il 24 gennaio, quando l’avvocato egiziano, Khaled Ali, aveva annunciato ufficialmente che avrebbe ritirato la candidatura alle elezioni presidenziali, sottolineando che, al momento, in Egitto non ci sarebbero le condizioni per concorrere in maniera corretta alle elezioni. La decisione dell’avvocato era giunta il giorno successivo al ritiro del principale oppositore politico del presidente egiziano, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito egiziano, il tenente generale Sami Anan, annunciato martedì 23 gennaio, dopo che l’uomo era stato arrestato in seguito alla presentazione della candidatura. Per tutta risposta, il 6 febbraio, la Procura Generale egiziana aveva aperto un’indagine nei confronti della richiesta di boicottare le elezioni presidenziali, avanzata dagli oppositori politici del presiedente Abdel Fattah Al-Sisi, dopo aver intentato cause contro numerosi politici, accusati di tentare di rovesciare il governo.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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