Rep. Dem. del Congo: esercito uccide 13 miliziani

Pubblicato il 25 marzo 2018 alle 11:49 in Africa Rep. Dem. del Congo

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L’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha ucciso 13 miliziani, sabato 24 marzo, durante una serie di scontri con un gruppo di persone non identificato, dopo essere stato attaccato nella provincia di Ituri.

Il portavoce dell’esercito del Paese, Jules Ngongo, ha raccontato che gli scontri sono avvenuti nei pressi dei villaggi di Jemi e Penyi, nel territorio di Djugu. Due soldati congolesi sono stati feriti, mentre uno è stato ucciso. Ngongo ha dichiarato che tutt’ora sono in corso le operazioni di ricerca, e ha avvisato che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare.

Ituri è l’ultima parte della Repubblica Democratica del Congo a essere stata colpita dagli scontri, da quando l’attuale presidente, Joseph Kabila, si era rifiutato di ritirarsi alla fine del suo mandato, a dicembre 2016, minacciando così la legittimità dello Stato. Nella regione di Ituri cominciò la guerra civile del 1998, attirando truppe dall’Uganda e dal Ruanda in un conflitto durato 5 anni, che provocò la morte di circa 5 milioni di persone, soprattutto a causa di fame e malattie. In molti temono che il Paese sarà di nuovo testimone di una guerra simile.

Dopo più di 10 anni di pace relativa, infatti, quest’anno sono avvenute una serie di uccisioni di rappresaglia tra i due gruppi etnici dei Lendu e degli Hema. A peggiorare la situazione, si sono aggiunte una serie di problematiche che hanno portato le autorità del governo alla rottura e al fallimento nel risolvere la vecchia disputa riguardo i diritti sul territorio.

Da quando ha guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza aveva raggiunto il culmine e si era estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente Kabila aveva deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai.

Il 4 agosto 2017, l’UNICEF aveva denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850,000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze.

La gravità della situazione è tale che l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Reed, la quale ha incontrato il presidente Khabila il 26 ottobre 2017, ha affermato che entro il 2018 dovranno tenersi nuove elezioni, altrimenti il Congo perderà il supporto della comunità internazionale. Lunedì 6 novembre, gli ufficiali elettorali del Congo avevano annunciato che le votazioni si terranno nel dicembre 2018.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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