Ex leader catalano Puigdemont arrestato in Germania

Pubblicato il 25 marzo 2018 alle 13:44 in Germania Spagna

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L’ex leader indipendentista della Catalogna, Carles Puigdemont, è stato arrestato dalle forze di polizia in Germania sulla base di un mandato d’arresto internazionale rilasciato dalla Spagna.

Domenica 25 marzo, l’avvocato di Carles Puigdemont ha affermato che il suo assistito si è recato in Germania, passando per la Danimarca, dopo aver lasciato il suolo finlandese nella giornata di venerdì 23 marzo, quando sembrava che le forze dell’ordine del Paese scandinavo lo avrebbero arrestato di lì a poco, agendo in base al mandato d’arresto internazionale e alla richiesta di estradizione ufficializzata dalla Spagna. Jaume Alonso-Cuevillas, l’avvocato di Puigdemont, non ha chiarito con più esattezza in quale parte della Germania si trovasse l’ex presidente della regione catalana quando è stato arrestato, e dove ora sia tenuto in custodia cautelare dalla polizia tedesca. Alonso-Cuevillas ha però confermato che Puigdemont aveva di recente lasciato Bruxelles. Il portavoce di Puigdemont, Joan Maria Pique, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che il presidente stava tornando in Belgio, “dove, come sempre, si sarebbe rimesso alla giustizia locale”.

In caso Puigdemont dovesse far ritorno in Spagna, rischia una pena fino a 25 anni di detenzione per i seguenti capi d’accusa: ribellione e sedizione, per il suo coinvolgimento diretto nell’organizzazione di un referendum illegale sulla secessione della Catalogna dal governo centrale spagnolo lo scorso 1 ottobre 2017. In seguito al referendum e alle reazioni severe delle autorità di Madrid che ne sono derivate, Puigdemont si è recato in un esilio autoimposto in Belgio, poco dopo che il parlamento catalano ha presentato simbolicamente una dichiarazione di indipendenza dalla Spagna. Puigdemont ha infine lasciato Bruxelles e si è recato in Finlandia, giovedì 22 marzo, per incontrarsi con i legislatori locali e presenziare a una conferenza.

Venerdì 23 marzo, Pablo Llarena, giudice del tribunale supremo spagnolo, ha emesso una sentenza che prevede che un totale di 25 politici separatisti catalani, tra cui lo stesso Puigdemont, compaiano davanti alla giustizia e vengano processati per ribellione, appropriazione indebita e insubordinazione statale. Di questi 25 politici, 5 sono ora detenuti preventivamente, dalla giornata di venerdì 23 marzo, nell’attesa del processo; tra loro vi è Jordi Turull, il quale, stretto alleato di Puigdemont, era stato indicato dai nazionalisti per sostituire l’ex leader alla presidenza della Generalitat catalana, e avrebbe dovuto candidarsi nella giornata di sabato 24 marzo per l’elezione a tale carica. Il primo verdetto della corte suprema richiede la presenza obbligatoria di Turull al processo, e rende dunque tali ipotesi elettorali irrealizzabili.

Venerdì 23 marzo, il portavoce del parlamento catalano, Roger Torrent, ha affermato che avrebbe continuato la sessione plenaria a dispetto della recente sentenza di comparizione, e ha letto una dichiarazione a sostegno dei leader pro-indipendentisti, nonostante l’opposizione del governo e dei partiti unionisti operanti in Catalogna. Il giorno seguente, varie fonti governative hanno reiterato a Torrent di cancellare la sessione parlamentare, aggiungendo che se egli dovesse continuare imperterrito a portare avanti il programma in agenda, il governo centrale di Madrid deciderà che azioni punitive intraprendere.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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