Cina: nuove esercitazioni aeree a largo delle acque contese

Pubblicato il 25 marzo 2018 alle 16:25 in Asia Cina

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Le forze dell’aviazione cinese hanno portato avanti nuove esercitazioni militari nelle acque contese del mar Cinese Meridionale e del Pacifico occidentale, dopo aver sorvolato le isole giapponesi meridionali.

L’aviazione cinese, nella giornata di domenica 25 marzo, ha rilasciato un comunicato in cui informa che le forze aeree del Paese – tra cui in particolare i bombardieri H-6K e i caccia Su-30 e Su-35 – hanno svolto con successo alcuni pattugliamenti militari a largo del mar Cinese Meridionale e nuove esercitazioni nell’oceano Pacifico occidentale, dopo aver sorvolato lo stretto di Miyako, il quale si trova a cavallo tra due isole giapponesi meridionali. Nel comunicato, che non specifica né quando tali manovre abbiano avuto luogo né in che zone precise delle acque contese esse siano avvenute – si rende noto che tali operazioni rappresentano la migliore preparazione possibile per la guerra.

Secondo quanto si legge in una dichiarazione pubblicata dalle forze aeree cinesi sul proprio portale online, l’invio dei caccia Su-35 sul mar Cinese Meridionale è volto ad accrescere la capacità delle stesse di volare per lunghi tratti a largo della costa. Il comunicato puntualizza che il volo dei velivoli attraverso lo stretto di Miyako – che giace a nord-est dell’isola autonoma di Taiwan che Pechino reclama sotto la sua giurisdizione – è in accordanza con il diritto e la pratica delle norme internazionali. Inoltre, l’aggiornamento aggiunge che gli esercizi come quello odierno fanno parte delle prove per future guerre e sono la più diretta preparazione al combattimento. Per questo motivo, si informa, più la Cina svolge esercitazioni a largo delle sue coste, più sarà preparata e accreditata come importante potenza capace di controllare e gestire crisi, contenere guerre, e vincere battaglie.

Venerdì 23 marzo, nel quadro di un’operazione del Freedom of Navigation Program, un cacciatorpediniere statunitense si è spinto di 12 miglia nautiche all’interno dello spazio amministrativo cinese, in prossimità di un’isola artificiale amministrata da Pechino e da essa costruita nel mar Cinese Meridionale. Tale sconfinamento è stato presto condannato da parte della Cina, la quale rivendica la maggior parte delle rotte strategiche marine locali.

La Cina sta realizzando un ambizioso progetto di ammodernamento militare sotto la supervisione del presidente, Xi Jinping, recentemente riconfermato alla guida del Paese. Il fulcro di tale progetto è il rafforzamento delle forze cinesi navali e aeree, a partire dalla costruzione di velivoli caccia Stealth e l’aumento di portaerei. Pechino ha più volte specificato che tale potenziamento bellico non ha intenti ostili, tuttavia la sua ostentazione militare nelle trafficate rotte del mar Cinese Meridionale e in prossimità di Taiwan ha sollevato numerose preoccupazioni tanto negli altri Paesi della regione quanto a Washington, presso l’amministrazione Trump.

Il Freedom of Navigation Program, portato avanti dagli Stati Uniti, sfida gli abusi di sovranità territoriale dei Paesi che rivendicano pretese su spazi marini e aerei andando contro i principi del diritto internazionale. In tale proposito, il Freedom of Navigation (FON) è uno dei principi sanciti dalle consuetudini del diritto internazionale, che prevede che le imbarcazioni che navighino con la bandiera di uno Stato sovrano non debbano subire interferenze da altri Stati, fatto salvo poche eccezioni specificate dal trattato ufficiale. Tale diritto è attualmente codificato come articolo 87(1)a della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982. Non tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno ratificato tale convenzione; in particolare, gli Stati Uniti l’hanno firmata, ma mai ratificata.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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