Siria: secondo accordo con i ribelli nel Ghouta

Pubblicato il 23 marzo 2018 alle 13:23 in Medio Oriente Siria

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Il gruppo di ribelli siriani Failaq al-Rahman ha annunciato l’imposizione del cessate-il-fuoco nel territorio del Ghouta orientale, al fine di negoziare i termini per l’abbandono del territorio da parte dei soldati dell’opposizione. La misura sarebbe entrata in vigore a partire dalla mezzanotte di giovedì 22 marzo, secondo quanto riferito dai media nazionali siriani e dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Tale misura è stata adottata dopo che, domenica 18 marzo, i ribelli avevano annunciato di essere in trattative con una delegazione delle Nazioni Unite per imporre un cessate-il-fuoco nell’area. In questa occasione, il portavoce del gruppo, Wael Alwan, aveva spiegato che i negoziati avrebbero l’obiettivo di garantire la sicurezza e la protezione dei civili e di favorire l’accesso nell’area di aiuti umanitari che possano altresì evacuare i casi medici urgenti.

La decisione di imporre un cessate-il-fuoco nell’area è stata annunciata giovedì 22 marzo, dopo che, lo stesso giorno, i ribelli di Ahrar Al-Sham, uno dei gruppi dell’opposizione che combattono contro le forze governative nel territorio del Ghouta orientale, avevano iniziato a essere evacuati dal territorio di Harasta, nel contesto dell’accordo raggiunto tra i soldati dell’opposizione e la Russia il giorno precedente. Mercoledì 21 marzo, i soldati del gruppo avevano deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permettesse loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidessero di rimanere nell’area. Si era trattato del primo accordo di questo genere concluso tra la Russia e l’opposizione siriana all’interno dell’enclave.

Se i combattenti di Failaq al-Rahman verranno evacuati, l’ultimo gruppo di ribelli a rimanere nell’enclave sarà quello di Jaish Al-Islam. Le truppe di Al-Assad avevano diviso il territorio in 3 zone e avevano avviato trattative segrete con i singoli gruppi di ribelli in ogni area, applicando il principio del “divide et impera”, secondo il quale il migliore espediente per controllare e governare un popolo sarebbe dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. Martedì 20 marzo, il ministro della Difesa russo aveva annunciato che le forze governative, fedeli al presidente siriano Bashar Al-Assad, sostenute da Mosca, avevano preso il controllo di circa il 65% dell’area del Ghouta, “liberandola dai terroristi”.

Gli scontri nell’enclave dei ribelli continuano incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. L’ultimo episodio si è verificato nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 marzo, gli attacchi aerei russi hanno causato la morte di 37 civili nell’area di Arbin. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata. In questo contesto, martedì 20 marzo, il ministro della Difesa russo, Sergej Kuzugetovic Sojgu, aveva riferito che almeno 79.702 civili sarebbero stati evacuati dal territorio, nel contesto dell’operazione umanitaria. Giovedì 22 marzo, il Ministero della Difesa russa ha annunciato che più di 5.000 civili avrebbero lasciato l’enclave dei ribelli.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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