Arabia Saudita – USA: accordo di 670 milioni di dollari per la vendita di armi

Pubblicato il 23 marzo 2018 alle 16:22 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver approvato un contratto per la vendita di armi del valore di circa 670 milioni di dollari. Il contratto includerà 6.700 missili Raytheon, oltre a pezzi di ricambio per i carri armati e gli elicotteri costruiti negli Stati Uniti e già in possesso di Riad.

L’accordo è stato siglato giovedì 22 marzo, poco dopo l’incontro tra il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e il segretario della Difesa americano, James Mattis, durante il quale le due parti hanno discusso la situazione della sicurezza in Medio Oriente, con riferimento alle minacce regionali che deve affrontare il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Particolare attenzione è stata riservata alla campagna saudita nella guerra civile yemenita. L’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba che supporta il presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dagli Houthi con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione è accusata di aver più volte violato il diritto internazionale umanitario negli scontri contro i ribelli yemeniti. Il 5 ottobre 2017, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione all’interno della lista nera di colore che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto. In particolare, la coalizione veniva accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali. Oltre a ciò, il 6 novembre 2017, la coalizione aveva deciso di chiudere tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. Tale misura aveva causato numerose difficoltà alle organizzazioni umanitarie, che non riuscivano a distribuire gli aiuti umanitari e medici all’interno del Paese.

In occasione dell’incontro bilaterale, il segretario della Difesa americano, James Mattis, ha ribadito l’importanza delle relazioni tra Riad e Washington nel campo della difesa e della cooperazione militare, al fine di combattere le organizzazioni terroristiche internazionali e di sostenere gli sforzi del governo yemenita nel trovare una soluzione pacifica al conflitto civile in Yemen.

La riunione si è tenuta nel contesto della visita di stato di bin Salman negli Stati Uniti, iniziata lunedì 19 marzo. Il 21 marzo, il giorno precedente al meeting con Mattis, bin Salman  aveva incontrato il presidente americano, Donald Trump, per discutere questioni di interesse comune e i rapporti bilaterali tra i due Paesi. All’ordine del giorno vi sono stati gli accordi militari, gli investimenti sauditi negli Stati Uniti e la cooperazione in materia di sicurezza.

Secondo quanto riferito dal quotidiano New York Times, l’accordo sulla vendita delle armi sarà destinato a essere messo in discussione dal Congresso, dal momento che, la scorsa settimana, l’organo legislativo del governo americano aveva avanzato una proposta mirata a porre fine all’appoggio di Washington nella campagna aerea di Riad in Yemen. Il 20 marzo, il Senato americano aveva votato contro la proposta, respingendola ufficialmente. Giovedì 22 marzo, il Dipartimento di Stato americano ha riferito di aver comunicato le informazioni in merito all’accordo sulla vendita di armi al Congresso, che, da quel momento, ha a disposizione 30 giorni per bloccare la proposta. Nel comunicato, emanato dal Dipartimento di Stato, si legge che “la proposta di vendita sosterrà gli obiettivi della politica estera americana e della sicurezza nazionale, aiutando a sviluppare la sicurezza di un Paese amico, che è stato, e continua a essere, una forza importante per la stabilità politica e la crescita economica in Medio Oriente. L’Arabia Saudita non avrà alcun problema nell’assorbire le strumentazioni e il supporto all’interno delle forze armate”.

Gli Stati Uniti avevano intrapreso la politica di sostegno militare e di intelligence nei confronti della campagna saudita in Yemen sotto l’amministrazione Obama. Il 25 marzo 2017, la Casa Bianca aveva comunicato che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la coalizione araba in Yemen, attraverso la pubblicazione di una dichiarazione nella quale si leggeva: “Il presidente Obama ha autorizzato la fornitura di supporto logistico e di intelligence alle operazioni militari guidate dal Consiglio di Cooperazione del Golfo”. La base legale che aveva giustificato l’intervento americano nel conflitto yemenita era l’Autorizzazione dell’uso della forza militare (AUMF), che consentiva “l’uso della forza” contro tutte “le nazioni, le organizzazioni e le persone che si ritiene abbiano pianificato, autorizzato, commesso o sostenuto gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”. Successivamente, l’8 ottobre 2016, Washington aveva fermato la vendita di armi che potessero essere impiegate nel conflitto in Yemen, dal momento che l’Arabia Saudita le aveva utilizzate per bombardare i civili, mentre questi partecipavano a un funerale, causando la morte di 150 persone e il ferimento di altre 600.

La posizione degli Stati Uniti nei confronti della vendita di armi all’Arabia Saudita è nuovamente cambiata con l’insediamento del nuovo presidente. Trump ha ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, che considera il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, il presidente americano ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari.

Il 7 novembre 2017, il Congresso americano aveva annunciato di aver valutato un progetto di risoluzione che prevedeva la fine del sostegno militare e di intelligence alla coalizione araba, a guida saudita, nella guerra contro le milizie degli Houthi in Yemen. Il 13 novembre, il Congresso aveva cambiato l’oggetto del progetto di risoluzione in “miglioramento delle capacità militari di colpire l’obiettivo”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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