Repubblica del Congo: disarmo dei ribelli della regione di Pool a partire da aprile

Pubblicato il 22 marzo 2018 alle 8:36 in Africa Congo

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Il governo della Repubblica del Congo ha dato il via all’accordo di pace con i ribelli della regione Pool, situata nel sud-est del Paese, che prevede l’inizio del loro disarmo a partire dal mese di aprile.

Il patto era stato concluso alla fine di dicembre 2017 dopo più di 15 anni di scontri. In base ai colloqui del 20 marzo a Kinkala, dal 5 aprile al 5 maggio vengano allestiti 14 check-point in tutto il Paese, dove i combattenti potranno recarsi per lasciare le armi e unirsi ufficialmente alla repubblica. Secondo quanto riportato da Africa News, si tratta di uno step necessario e fondamentale per permettere ai cittadini della regione di tornare a fare una vita normale. Il leader dei ribelli di Pool, Pastor Ntumi, ha reso noto di appoggiare l’accordo di pace e ha promesso di mantenere le promesse fatte, tra cui garantire il rilascio di numerosi ex-combattenti. Ntumi ha altresì assicurato che eliminerà le barriere informali che erano state applicate, al fine di incentivare il libero movimento di persone e beni in tutta la regione.

La Repubblica del Congo, conosciuta anche con il nome di Congo-Brazzaville, fin dall’indipendenza dalla Francia, ottenuta il 20 settembre 1960, è stata caratterizzata da aspri scontri e guerre civili tra i gruppi armati attivi nel Paese e l’esercito governativo. Secondo le stime della World Bank, quasi metà della popolazione vive in condizioni di povertà. Il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, è uno dei leader africani più anziani, dal momento che è salito al potere la prima volta nel 1979. Dopo aver perso la propria posizione nel 1992, cinque anni dopo Sassou è tornato ad essere il presidente del Paese africano, in seguito ad una sanguinosa guerra civile. Il suo iltimo mandato è iniziato il 20 marzo 2016. Da allora, la violenza è dilagata nuovamente in tutto il Paese. La milizia armata guidata da Ntumi, che oppone le forze del Congo dal 2002, è stata accusata dal governo di aver condotto raid mortali contro le forze di polizia e le basi governative, destabilizzando la regione di Pool. Per tutta risposta, le autorità di Brazzaville hanno bombardato l’area, causando la morte di almeno 30 civili. I disordini hanno costretto migliaia di persone a lasciare le proprie case, andando in contro a gravi violazioni dei diritti umani.

La scorsa settimana, è stato lanciato il Plan for Humanitarian Response and Easrly Recovery 2018 nella regione da parte del governo di Brazaville e dall’Onu, i quali hanno annunciato che saranno necessari 70 milioni di dollari per fornire un’assistenza umanitaria adeguata a circa 114.000 persone nella sola area di Pool. Il 21 marzo, Amnesty International ha denunciato le detenzioni arbitrarie e le torture da parte delle autorità congolesi. Ad avviso dell’organizzazione, i cittadini non godono della libertà di espressione e la comunità internazionale non sta dando abbastanza peso a tale situazione. In particolare, Amnesty sostiene che l’Europa non possa più ignorare queste evidenze e, con il sostegno dell’Onu, dovrebbe intervenire per porre fine alle pratiche delle autorità congolesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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