Ahed Tamimi accetta il patteggiamento: condannata a 8 mesi

Pubblicato il 22 marzo 2018 alle 9:59 in Israele Palestina

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Ahed Tamimi, la ragazza 17enne che era stata arrestata per aver strattonato un soldato israeliano, ha accettato il patteggiamento proposto dall’accusa ed è stata condannata a una pena detentiva di 8 mesi e al pagamento di 1.400 dollari, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Haaretz.

L’accordo, raggiunto durante l’udienza che si è tenuta mercoledì 21 marzo, deve ancora ottenere l’approvazione da parte del tribunale militare di Ofer e prevede, oltre alla pena detentiva e al pagamento della multa, che la giovane palestinese ammetta di essere colpevole di 4 capi di accusa, tra i quali l’assalto nei confronti del soldato israeliano.

Il 15 dicembre, la Tamimi aveva colpito un soldato israeliano che aveva sparato al cugino quindicenne, Mohammed Tamimi, dopo avere fatto irruzione nella sua abitazione durante un assalto dei militari israeliani nel villaggio della giovane, situato nel nord-ovest di Ramallah. La reazione di Ahed era stata filmata dalla migliore amica, che aveva subito pubblicato il video su internet, scatenando una polemica a livello internazionale. Da parte loro, i militari israeliani hanno riferito che l’aggressione non sarebbe avvenuta nell’abitazione della ragazza, ma in un’area in cui i soldati cercavano di impedire ai palestinesi di lanciare sassi contro gli automobilisti israeliani. Qualche giorno più tardi, il 19 dicembre 2017 la ragazza era stata arrestata nel villaggio palestinese di Nabi Saleh, dove viveva con la propria famiglia.

La ragazza è detenuta dal giorno dell’arresto, dal momento che, il 17 gennaio, il tribunale militare israeliano aveva stabilito che Ahed Tamimi sarebbe rimasta in carcere fino al processo, a causa della “gravità” del suo reato. Il processo, che era inizialmente previsto per il 31 gennaio, era iniziato in un tribunale militare israeliano il 13 febbraio, dopo essere stato rimandato per due volte. A partire da quella data, le udienze si sono tenute a porte chiuse, compresa l’ultima di mercoledì 21 marzo, nonostante, lunedì 19 marzo, la Tamimi avesse chiesto che il processo si svolgesse in modo pubblico. Secondo quanto riferito dal quotidiano Haaretz, la decisione di tenere le udienze della giovane a porte chiuse sarebbe stata pesa da un tribunale di grado inferiore, “nell’interesse del minore”. Nonostante Ahed Tamimi sia minorenne, i palestinesi che vivono in Cisgiordania devono sottostare alla legge militare, che considera i ragazzi che hanno compiuto i 16 anni di età adulti, quindi sottoponibili al massimo della pena, a seconda dei reati commessi. Gli israeliani che vivono negli insediamenti all’interno dei territori palestinesi, invece, sono sottoposti al diritto civile israeliano e vengono processati nei tribunali civili.

L’arresto della giovane palestinese ha suscitato la reazione del popolo palestinese, che ha elevato la Tamimi a eroe nazionale e simbolo della resistenza. Oltre a ciò, numerosi gruppi di attivisti umani hanno criticato la detenzione prolungata della Tamimi. In questo contesto, il giorno in cui è stata comunicata la sentenza, mercoledì 21 marzo, la vice presidente di Amnesty Amnesty International per il Medio Oriente ha dichiarato: “Condannando Ahed a 8 mesi di prigione, le autorità israeliane hanno dimostrato ancora una volta di non avere nessun rispetto per i diritti dei bambini palestinese e di non avere alcuna intenzione di cambiar le loro politiche discriminatorie. Secondo la Convenzione sui diritti dell’infanzia, di cui Israele è uno dei firmatari, l’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un bambino devono essere utilizzati soltanto come ultima possibilità e per il minore tempo possibile”.  

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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