Siria: accordo di evacuazione per i ribelli nel Ghouta

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 13:23 in Medio Oriente Siria

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I combattenti del gruppo Ahrar Al-Sham, uno dei gruppi ribelli che combattono contro le forze governative nel territorio del Ghouta orientale, hanno deciso di terminare i combattimenti in cambio di un corridoio sicuro che permetta loro di raggiungere il governatorato di Idlib, situato nord-ovest della Siria, ancora sotto il controllo dell’opposizione, o di essere assolti dalle autorità siriane, nel caso in cui decidano di rimanere nell’area.

Tale accordo, concluso mercoledì 21 marzo grazie alla mediazione della Russia, costituisce il primo di questo genere raggiunto con i ribelli del Ghouta. Al momento, non sono state fornite ulteriori informazioni in merito a quando il patto verrà realizzato. Lo stesso giorno, il ministro della Difesa russo, Sergej Kuzugetovic Sojgu, ha annunciato di aver aperto un nuovo corridoio umanitario vicino ad Harasta, la città sotto il controllo di Ahrar Al-Sham, senza tuttavia parlare dell’accordo.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, un comandante delle forze governative siriane avrebbe confermato l’accordo e avrebbe riferito che l’evacuazione dei feriti dalla città di Harasta sarebbe iniziata il giorno stesso, mercoledì 21 marzo, mentre quella dei civili e dei combattenti diretti nel governatorato di Idlib nei giorni seguenti.

In questo contesto, il 18 marzo, anche un altro gruppo di ribelli del Ghouta orientale, Failaq al-Rahman, aveva annunciato di essere in trattative con una delegazione delle Nazioni Unite per imporre un cessate-il-fuoco nell’area, al fine di garantire la sicurezza e la protezione dei civili e di favorire l’accesso nell’area di aiuti umanitari.

Il territorio del Ghouta orientale, che costituisce una delle ultime roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, in particolare a partire dal 18 febbraio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Martedì 20 marzo, il ministro della Difesa russo aveva annunciato che le forze governative, fedeli al presidente siriano Bashar Al-Assad, sostenute da Mosca, avevano preso il controllo di circa il 65% dell’area del Ghouta, “liberandola dai terroristi”. Le truppe di Al-Assad hanno diviso il territorio in 3 zone e avrebbe avviato trattative segrete con i singoli gruppi di ribelli in ogni area, applicando il principio del “divide et impera”, secondo il quale il migliore espediente per controllare e governare un popolo sarebbe dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. Negli ultimi due giorni, i raid aerei delle forze siriane e russe, che hanno colpito il territorio e, in particolare la città di Douma, hanno causato la morte di più di 100 civili, ciò avrebbe fatto aumentare il numero delle vittime civili a 1.523, tra i quali 312 bambini sotto gli 8 anni, in 31 giorni, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Gli scontri nell’enclave dei ribelli continuano incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire dal 18 febbraio. La misura era stata violata poche ore dopo la sua imposizione, il 25 febbraio. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, il 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, il 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata. In questo contesto, martedì 20 marzo, il ministro della Difesa russo, Sergej Kuzugetovic Sojgu, aveva riferito che almeno 79.702 civili sarebbero stati evacuati dal territorio, nel contesto dell’operazione umanitaria.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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