Myanmar: ricostruzioni avviate a Maungdaw nel nord di Rakhine

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 17:31 in Asia Myanmar

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A distanza di più di sei mesi dall’attacco perpetrato dalle forze armate del Myanmar nei confronti della minoranza Rohingya stabilitasi nello stato di Rakhine, causando l’esodo di più di 700.000 persone in Bangladesh, la zona settentrionale di tale territorio rimane sotto stretta sicurezza. L’accesso è consentito esclusivamente al personale autorizzato, tra cui una troupe di Channel News Asia, invitata dopo l’accusa lanciata al governo da Amnesty International.

“Non abbiamo intenzione di nascondere nulla. Non c’è stata nessuna pulizia etnica nello Stato di Rakhine”, ha affermato Ye Htut, vicecommissario del distretto di Maungdaw.

L’area si è presentata, agli occhi di Channel News Asia, completamente vuota, come un gigantesco sito di costruzioni con bulldozer e scavatrici a livellare il terreno. “Potrebbe essere un trucco per occultare le distruzioni dei villaggi dei Rohingya”, ha riportato un abitante appartenente alla minoranza che non si è rifugiato in Bangladesh.

La situazione nello stato di Rakhine risulta molto complessa. “Manca la fiducia tra i Rohingya e il resto della popolazione. Fino a qualche mese fa c’era maggiore integrazione della minoranza tra la popolazione locale. Se i Rohingya hanno intenzione di tornare a vivere in questi territori, deve essere garantita una vita pacifica per tutti”, ha sottolineato il vicecommissario Htut.

Fino ad ora, solamente 374 Rohingya hanno visto approvato il loro rientro in Myanmar e sono stati sistemati in provvisori centri di accoglienza. I restanti non sono stati riconosciuti come cittadini ma come immigrati bengalesi illegali.

Il vicecommisario Htut ha incolpato l’ Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA) di interferire nel processo. “L’ARSA ha minacciato di uccidere i Rohingya che dovessero decidere di rientrare in Myanmar”, ha sottolineato.

L’ARSA sarebbe nato nel 2012 con l’obiettivo di difendere la minoranza musulmana Rohingya dai soprusi perpetrati dal governo del Myanmar ed è stato il protagonista degli scontri con le forze armate governative nello stato di Rakhine. A causa dei suoi metodi spesso violenti e della propaganda fondamentalista, è considerato alla stregua di un’organizzazione terroristica dal governo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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