Joe Dunford in Afghanistan per valutare l’andamento della missione americana

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 8:31 in Afghanistan Asia

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Il presidente del Joint Chief of Staff, il generale dei Marines Joe Dunford, si torva in Afghanistan, dove è atterrato lunedì 19 marzo per valutare l’andamento della campagna statunitense nel Paese asiatico, ora che la nuova strategia americana nella regione è nel pieno del proprio svolgimento.

Tale strategia è stata annunciata il 21 agosto 2017 da Donald Trump, con l’obiettivo di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dall’Afghanistan per stabilizzare il Paese. Appena atterrato, Dunford ha voluto affermato di voler colloquiare con i consiglieri americani che collaborano con i soldati afghani, al fine di comprendere a che punto siano le operazioni. A tal fine, il presidente del Joint Chief of Staff è accompagnato da ufficiali di alto livello specializzati in intelligence, strategie e logistica. In particolare, Dunford ha voluto incontrare i soldati della prima Security Force Assistance Brigade, posizionati in Afghanistan nel mese di febbraio, i quali costituiscono il cuore della missione americana nel Paese asiatico. La brigata è composta da ufficiali che hanno già maturato anni di esperienza nella zona, il cui contributo sarà cruciale alla missione.

Gli sforzi americani sono in linea con il piano quadriennale annunciato dal presidente afghano, Ashraf Ghani, nel gennaio 2017, per accrescere la sicurezza del Paese e contrastare più efficacemente le offensive dei talebani e degli altri gruppi armati. Il paino ha previsto l’aumento delle operazioni delle forze speciali e anche un rafforzamento delle capacità aeree militari nazionali. Alla luce di ciò, Dunford ha voluto valutare i progressi effettuati nel corso dei mesi passati. Secondo quanto riferito dal comunicato del Pentagono, il presidente del Joint Chief of Staff ha voluto altresì testare le attività della NATO in Afghanistan, le quali contribuiscono per 1/3 degli addestramenti alle forze locali.

Dunford conosce l’Afghanistan molto bene, in quanto è stato il comandante dell’International Seurity Assistance dell’alleanza atlantica dal febbraio 2013 all’agosto 2014. Per tale ragione, la visita dovrebbe aver costituito una buona base per analizzare a che punto è la strategia americana nel Paese asiatico, così come quella afghana. Il suo viaggio è avvenuto a pochi giorni di distanza da quello di Mattis a Kabul, dove ha colloquiato con Ghani in merito a diverse questioni, tra cui la recente proposta di tregua avanzata dal leader afghano ai talebani. Il 28 febbraio, il presidente afghano si è detto disposto al dialogo con i combattenti, invitandoli a negoziare una tregua per porre fine all’instabilità del Paese. Tuttavia, i talebani non sembrano aver accolto positivamente la proposta di Ghani, la quale prevederebbe l’istituzione di un cessate il fuoco, il rilascio dei prigionieri talebani, l’organizzazione di nuove elezioni che includano i militanti e che prevedano ad una revisione costituzionale. Tuttavia, due giorni prima i combattenti avevano diffuso una lettera in cui avevano richiesto agli USA di accettare una risoluzione pacifica del conflitto. Nel documento, i militanti si erano altresì dichiarati di essere pronti al dialogo, suggerendo agli ufficiali statunitensi di colloquiare direttamente con il Political Office of Islamic Emirate in Qatar.

Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono divenuti un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Quasi 17 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi, tuttavia, non sono ancora riusciti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia sia dei militanti afghani, sia dei terroristi affiliati all’ISIS. L’obiettivo dei talebani è quello di riprendere il controllo della capitale Kabul per imporre in tutto il Paese una rigida interpretazione della legge islamica. 

Secondo quanto rivelato da al-Jazeera English, dall’invasione americana del 2001, la produzione di oppio in Afghanistan sta aumentando a dismisura. Nel 2017, ne sono state prodotte complessivamente 9.000 tonnellate, un aumento di circa l’87% rispetto agli anni precedenti. Ne è conseguito che è aumentato di pari passo anche il numero di persone che fanno uso di droga.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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