Brasile: la sinistra latinoamericana in campo per Lula

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 15:24 in America Latina Brasile

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La sinistra sudamericana ha preso parte ad una grande manifestazione a favore dell’ex presidente del Brasile Lula da Silva, condannato a 12 anni di reclusione e il cui primo ricorso è stato respinto dal tribunale federale. L’iniziativa è ufficialmente parte della campagna elettorale che Lula non intende sospendere finché non sarà dichiarato ineleggibile.

Alla manifestazione hanno preso parte Dilma Rousseff, presidente del Brasile deposta nel 2016 e considerata ancora “presidente costituzionale” dai seguaci di Lula, l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa, e l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica.

Mujica ha assunto grande protagonismo con un appello all’unità latinoamericana: “in America Latina dobbiamo imparare che senza unità non avremo mai il potere e che nessuno ha la verità assoluta”.

L’anziano leader uruguayano è arrivato a Santana do Livramiento, alla frontiera tra Brasile e Uruguay per accompagnare Lula nell’inizio della quarta tappa del progetto “Lula per il Brasile”, che si estenderà fino al prossimo 28 marzo e percorrerà tre stati del sud brasiliano: Rio Grande do Sul, Paranà e Santa Catarina.

“La sinistra si è dedicata a lottare molto internamente, più che affrontare la destra” – ha affermato l’ex presidente uruguaiano, che ha sottolineato come se le forze progressiste lottano per l’uguaglianza, hanno il dovere di vivere come vive la maggioranza del popolo e non come la minoranza privilegiata.

Mujica è famoso per aver vissuto durante il suo mandato nella sua casa ai margini di Montevideo, muovendosi sul suo vecchio maggiolino Volkswagen rifiutando l’auto presidenziale. Le sue parole hanno fatto scalpore in particolare alla luce degli scandali di corruzione in cui sono coinvolti non solo Lula e Dilma Rousseff, ma anche lo staff dell’ecuadoriano Correa.

Lula ha commentato che mai prima dei primi 14 anni del XXI secolo è esistita tanta politica sociale in America Latina. “Abbiamo visto avanzare il continente in forma straordinaria ed inoltre crediamo in un modo di fare politica che ha cominciato ad infastidire gli Stati Uniti” – ha affermato.

Lula ha affermato, con chiaro riferimento alla situazione sua personale e di Dilma Rousseff, che la grande novità del XXI secolo “sono i colpi di stato di nuovo tipo che si sviluppano attraverso un’azione giudiziale, criminalizzano le persone, trasformano le verità in bugie con l’appoggio dei mass media e distruggono il Potere Legislativo deponendo, senza ragione, presidenti legittimamente eletti”.

“In Brasile – ha aggiunto – abbiamo oggi un golpista al potere (il presidente Michel Temer) che sta soddisfacendo tutte le esigenze del mercato finanziario. Le conquiste raggiunte durante più di un decennio sono state distrutte, c’è inoltre un accelerato processo di privatizzazione e di smantellamento delle banche pubbliche”.

Lula è stato condannato per corruzione e riciclaggio di denaro nell’ambito dell’operazione Lava Jato, la mani pulite brasiliana che ha svelato l’enorme trama di tangenti dell’azienda petrolifera di stato Petrobras e della multinazionale Odebrecht, in cui è coinvolta l’intera classe politica del paese e numerosi governi di altri paesi latinoamericani.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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