Arabia Saudita: bin Salman incontra Trump e Kushner

Pubblicato il 21 marzo 2018 alle 19:25 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, si è recato in visita ufficiale negli Stati Uniti, dove ha incontrato il presidente americano, Donald Trump, per discutere questioni di interesse comune e i rapporti bilaterali tra i due Paesi. All’ordine del giorno vi sono stati gli accordi militari, gli investimenti sauditi negli Stati Uniti e la cooperazione in materia di sicurezza.

In occasione dell’incontro bilaterale, il presidente americano ha elogiato i rapporti tra i due Paesi e ha affermato: “L’Arabia Saudita è un grande amico e un grande acquirente di attrezzature e di molte altre cose. Uno dei più grandi investimenti negli Stati Uniti è il loro e riguarda l’acquisto di azioni nelle società e di numerose altre cose, oltre alla creazione di posti di lavoro”. Da parte sua, il principe saudita ha dichiarato: “Le relazioni tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti è di vecchia data. Gli Stati Uniti ci considerano vecchi alleati in Medio Oriente. Più di 80 anni di alleanza e grandi interessi, a livello politico, economico e di sicurezza, in numerose aree. Inoltre, le fondamenta della relazione sono enormi e molto profonde”.

In questo contesto, Trump ha definito le vendite di armi all’Arabia Saudita come un sostegno nei confronti delle posizioni lavorative degli americani e ha sottolineato che l’accordo del valore di 200 miliardi di dollari, siglato dalle due parti in occasione della prima visita del presidente americano a Riad, che si era tenuta tra il 20 e il 21 maggio 2017, avrebbe contribuito alla creazione di 40.000 posti di lavoro per i cittadini americani. Bin Salman ha risposto al presidente americano affermando che l’investimento di 200 miliardi di dollari potrebbe diventare di 400 miliardi quando pienamente attuato.

Durante la riunione, bin Salman e Trump hanno discusso anche alcune questioni spinose, tra le quali l’accordo nucleare con l’Iran, la crisi del Golfo e la guerra civile in Yemen. In merito all’Iran, il presidente americano ha dichiarato: “Vedremo cosa succederà. L’accordo con l’Iran sta arrivando, probabilmente si tratta di un altro mese, più o meno, e vedremo quello che farò. Tuttavia, l’Iran non sta trattando quella parte del mondo o il mondo stesso in maniera appropriata. In Iran stanno succedendo un sacco di cose brutte”.

Il 14 luglio 2015, Teheran aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina, più la Germania. Si tratta di un patto che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il 13 ottobre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato la de-certificazione dell’accordo nucleare, dopo aver accusato l’Iran di non aver rispettato lo “spirito” del patto. Il 12 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di estendere la sospensione delle sanzioni contro l’Iran “per l’ultima volta” e aveva fissato il 12 maggio come termine ultimo entro il quale i Paesi europei che avevano aderito all’accordo avrebbero potuto modificare le condizioni del patto. Se non vi fossero riusciti entro tale data, gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dal patto.

Parlando della crisi del Golfo, il presidente americano ha esortato il principe ereditario a sistemare la situazione. Il 5 giugno 2017, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto avevano tagliato le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di sostenere e finanziare le organizzazioni terroristiche. Qualche giorno dopo, il 23 giugno, i quattro Paesi avevano inviato a Doha, attraverso la mediazione del Kuwait, una lista di 13 richieste, che il Paese avrebbe dovuto realizzare per porre fine all’embargo. Da parte sua, il Qatar aveva respinto le accuse rivoltegli dai Paesi dell’embargo e le loro richieste, ritenendole in contrasto con il principio di sovranità nazionale. Inizialmente, gli Stati Uniti si erano schierati a favore di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sostenendo la tesi secondo la quale il Qatar avrebbe finanziato il terrorismo e l’estremismo nella regione. Successivamente, la posizione americana sarebbe cambiata e Washington ha iniziato a preoccuparsi per le conseguenze del prolungamento dell’embargo.

Lo stesso giorno, Mohammed bin Salman ha incontrato anche il genero e consigliere senior del presidente americano, Jared Kushner, insieme all’inviato di Trump in Medio Oriente, Jason Greenblatt, per discutere gli ultimi sviluppi del processo di pace per il Medio Oriente, con particolare riferimento all’adozione di una soluzione duratura al conflitto israelo-palestinese.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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