Turchia: non rimarremo ad Afrin e continueremo la campagna militare

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 6:03 in Siria Turchia

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Le forze turche non rimarranno nel territorio di Afrin, ma la lasceranno ai suoi “veri proprietari”, secondo quanto riferito dal portavoce del governo e vice primo ministro turco, Bekir Bozdag. Nelle dichiarazioni rilasciate lunedì 19 marzo, Bozdag ha sottolineato che la conquista del distretto avrebbe ridotto notevolmente la minaccia nel territorio di confine e che la Turchia avrebbe raccolto la maggior parte delle armi che gli Stati Uniti avevano consegnato ai combattenti turchi.

Le affermazioni del portavoce del governo di Ankara sono giunte il giorno successivo alla conquista della città di Afrin da parte dei soldati turchi, sostenuti dall’Esercito siriano libero (Esl), avvenuta domenica 18 marzo. La vittoria è giunta dopo circa due mesi dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo. Si tratta di una campagna militare che Ankara aveva lanciato il 20 gennaio contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo e creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio dell’offensiva turca, almeno 150.000 persone avrebbero lasciato il territorio.

Lo stesso giorno, lunedì 19 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che l’operazione militare nella regione di Afrin continuerà fino a quando il “corridoio del terrore” attraverso Manbij, Ayn Al-Arab, Tell Abyad, Ras Al-Ayn e Qamishli verrà annientato e ha aggiunto: “Abbiamo eliminato la maggior parte del corridoio del terrore nella regione”, nella quale sarebbero stati neutralizzati 3.622 terroristi. In tale occasione, il presidente turco ha suggerito la possibilità che le forze turche possano iniziare un’altra operazione contro il PKK nella città irachena di Sinjar, situata nel governatorato di Ninive, nel nord dell’Iraq. In questo senso, Erdogan ha dichiarato: “Possiamo immediatamente raggiungere Sinjar in una notte ed eliminare i terroristi del PKK che si trovano nel territorio. Nel 2014, i curdi avrebbero stabilito un punto di controllo nell’area, con l’obiettivo di proteggere la comunità yazida dai jihadisti dello Stato Islamico, che nell’agosto 2014 avevano massacrato tale comunità, uccidendo più di 2.000 uomini e riducendo in schiavitù le donne e i bambini.

Poco dopo l’annuncio della vittoria turca su Afrin, lunedì 19 marzo, le forze turche avrebbero fatto incursione nel territorio iracheno, a 20 km dal villaggio di Sidakan, dove si sarebbero scontrate con le truppe curde, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab. L’incursione sarebbe avvenuta dopo che i curdi avrebbero attaccato le forze turche, stando alla versione fornita dai funzionari di Baghdad e Dohuk. Già l’8 marzo la Turchia e l’Iraq avevano annunciato che avrebbero condotto un’operazione congiunta contro i soldati curdi nel nord dell’Iraq, nel contesto del proseguimento dell’operazione Ramo d’Olivo.

Nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 marzo, ad Afrin è esplosa una bomba in un edificio di quattro piani, situato nel l’area nordoccidentale della città. La deflagrazione ha causato la morte di 7 civili e di 4 soldati dell’Esercito siriano libero (Esl), alleato delle forze turche.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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