Pozzallo: sequestrata nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 13:25 in Immigrazione Italia

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Le autorità italiane hanno sequestrato un’imbarcazione della Ong spagnola Proactiva Open Arms, ormeggiata da sabato 17 marzo nel porto di Pozzallo, dove ha fatto sbarcare 218 migranti salvati al largo della Libia. Reuters riferisce che la Procura di Catania ha accusato l’organizzazione umanitaria di aver aiutato gli stranieri a giungere illegalmente in Europa, rifiutandosi di consegnarli alla Guardia Costiera libica. La mancata consegna costituisce il nodo dell’inchiesta, nell’ambito della quale la Procura di Catania ha ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. In poche parole, le autorità italiane accusano la Proactiva Open Arms di aver portato volontariamente i migranti in Italia, rifiutandosi di cederli alla Guardia Costiera libica, violando così leggi e accordi internazionali. Per tali ragioni, sono indagati il capitano della nave, Marc Reig, capo della missione, Anabels Montes, insieme al responsabile dell’organizzazione umanitaria, in corso di identificazione.

Secondo quanto riportato dal fondatore della Ong spagnola, Oscar Camps, su Twitter giovedì 15 marzo, mentre l’imbarcazione stava effettuando operazioni di soccorso e salvataggio per aiutare un gommone carico di migranti che stava affondando a 73 miglia dalla costa libica, sarebbe sopraggiunta la Guardia Costiera di Tripoli che ha cominciato a sparare colpi di avvertimento, chiedendo il rilascio degli individui salvati. In seguito al soccorso dei migranti, la Proactiva Open Arms ha atteso 24 ore prima di ricevere l’ok dalle autorità italiane per accedere al porto di Pozzallo. La situazione di stallo è stata sbloccata da una richiesta ufficiale presentata dal governo spagnolo a quello italiano, in linea con il codice di condotta delle Ong sottoscritto dall’organizzazione umanitaria spagnola nel corso dell’estate passata.

Camps ha specificato che i migranti erano terrorizzati dalla possibilità di essere consegnati alle autorità libiche, tanto che alcuni di loro si sono gettati in mare per non essere riportati in Libia. Alcuni superstiti hanno raccontato ai soccorritori di aver subito torture nei centri di detenzione libici e di come i trafficanti avessero estorto soldi alle loro famiglie per farli liberare. A sua discolpa, Camps ha affermato che “in tale situazione, la priorità è stata data alle vite delle persone in pericolo”. L’avvocato della Proactiva Open Arms, Rosa Emanuela Lo Faro, ha respinto le accuse mosse dalla Procura di Catania, riferendo a Reuters di non essere a conoscenza di alcun accordo internazionale con la Libia. Dall’altra parte, la Guardia Costiera italiana insiste che il coordinamento dell’operazione di soccorso era stato assunto dalle autorità libiche, e che la Ong era a conoscenza di tale fatto. Come riporta Reuters, l’Italia ha concordato di lasciare la completa responsabilità delle operazioni di salvataggio in mare in circa 1/10 del Mediterraneo esclusivamente alla Guardia Costiera libica, fino al 2020.

È la seconda volta che l’Italia sequestra una nave di salvataggio. Nel mese di agosto, le autorità avevano trattenuto l’imbarcazione tedesca Iuventa della Ong Jugend Rettet, accusata allo stesso modo di aver favorito l’immigrazione illegale. Il 23 aprile, la Corte di Roma si esprimerà sul suo rilascio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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