L’Onu condanna le azioni delle forze di sicurezza nella Rep. Dem. del Congo

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 11:32 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Le Nazioni Unite hanno condannato le forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per aver ucciso almeno 47 persone, tra cui donne e bambini, in operazioni illegali e ingiustificate per sedare le proteste durante il 2017 e nei primi mesi del 2018.

La violenza si è diffusa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato quanto stava accadendo, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. Tajudeen Oyewale, rappresentante dell’UNICEF per la Repubblica Democratica del Congo, ha riferito che complessivamente 850.000 bambini sono stati dispersi nel corso delle violenze. I profughi interni al Paese africano ammontano a più di 4 milioni, e complessivamente in 13 milioni necessitano di assistenza umanitaria

Secondo quanto riferito dall’ufficio per i Diritti Umani dell’Onu, le autorità congolesi hanno fatto ricorso all’uso della forza contro i manifestanti, cercando di insabbiare le violazioni dei diritti umani nascondendo i cadaveri delle vittime. “È particolarmente grave che le forze di sicurezza abbiano compiuto atti simili senza essere stati puniti”, ha commentato il rappresentante speciale dell’Onu nella Repubblica Democratica del Congo, Leila Zerrougui. Il 2 gennaio scorso, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, aveva chiesto al presidente della Repubblica Democratica del Congo di dimettersi pacificamente, nel rispetto di un accordo raggiunto con i leader dell’opposizione alla fine del 2016, che prevedeva l’organizzazione di elezioni entro la fine del 2017. La richiesta di Guterres è stata formulata in seguito alla morte di 7 persone e all’arresto di più di altre 120, il 31 dicembre 2017, nel corso di proteste contro Khabila. L’ultimo giorno dell’anno, manifestanti di fede cattolica si sono riuniti nella capitale Kinshasa e in altre città del Paese africano, per protestare contro il leader, chiedendo le sue dimissioni.

Il presidente Kabila ha sempre negato le accuse. Dall’altra parte, l’opposizione ritiene che abbia posticipato la data delle elezioni, inizialmente previste per il novembre 2016 e ora previste per il dicembre 2018, per rimanere al potere più a lungo. Tuttavia, in seguito allo scoppio dei disordini, la commissione elettorale ha reso noto che le votazioni non potranno tenersi fino all’aprile 2019.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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