La crisi tra Russia e Regno Unito: una lezione per l’Italia

Pubblicato il 20 marzo 2018 alle 15:03 in Il commento Russia

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Putin espelle 23 diplomatici britannici per ritorsione nei confronti del governo di Theresa May che aveva espulso lo stesso numero di diplomatici russi. La crisi tra Russia e Inghilterra, destinata ad aggravarsi, contiene una lezione importante per l’Italia. Per coglierla, dobbiamo prima ricostruire i fatti.

Putin è accusato da Boris Johnson, ministro degli esteri inglese, di avere ordinato l’avvelenamento di Sergej Skripal, ex spia russa protetta dal governo inglese, e di sua figlia, Yulia. La situazione è aggravata dal fatto che la sostanza tossica, il nervino, ha infettato almeno 24 luoghi della città di Salisbury perché era stata piazzata nella valigia di Yulia, che trasportava la morte di suo padre inconsapevolmente, mentre andava a trovarlo.

Tutto ciò pone il governo inglese in enorme imbarazzo. In primo luogo, vi è un problema psicologico legato all’orgoglio nazionale. I servizi segreti inglesi sono ritenuti tra i migliori al mondo. E ai migliori non piace essere surclassati. La logica del cittadino comune è semplice: “Se i servizi segreti inglesi  sono tra i migliori al mondo, figuriamoci quelli russi, che si prendono gioco degli inglesi”. Sono ragionamenti che non piacciono al governo di Theresa May perché fanno perdere voti. In secondo luogo, vi è un problema politico legato alla sicurezza nazionale. Il fatto che un governo non riesca a difendere il proprio territorio dai pericoli esterni è quanto mai grave poiché la difesa della sovranità nazionale è il compito più importante di tutti i governi. Torna la logica del cittadino comune: “Se il governo non è in grado di proteggere la vita di un rifugiato politico, figuriamoci quella di un cittadino comune”. In terzo luogo, è già accaduto. La Russia, stando alle conclusioni investigative delle autorità inglesi, avrebbe già commissionato l’omicidio di una sua ex spia, Alexander Litvinenko, avvelenato con una sostanza radioattiva mentre sorseggiava un tè in un albergo di Londra, l’1 novembre 2006. I sicari russi fecero sfoggio di potenza. Il corpo di Litvinenko si consumò in 22 giorni, come se Londra fosse stata investita dalle radiazioni di una bomba atomica. A parlar chiaro si fa prima: il governo inglese sta subendo un’umiliazione mondiale.

Abbiamo materiale a sufficienza per riflettere sulla psicologia politica degli italiani.

Il 3 febbraio 2016, fu rinvenuto il corpo martoriato di Giulio Regeni in una strada del Cairo. Tutto il mondo, a parte al-Sisi, è giunto alla conclusione che Regeni è stato ucciso dai servizi segreti egiziani. Il commento più diffuso tra gli italiani fu che Regeni fu ucciso perché cittadino di un Paese poco importante. Il governo italiano, da cui dipendono i servizi segreti (DIS), fu addirittura criticato perché ritenuto incapace di difendere la vita dei propri concittadini all’estero: “L’Egitto non rispetta l’Italia – fu detto – perché l’Italia conta poco”. Quando un popolo finisce per introiettare un’immagine così negativa di se stesso, esiste un solo modo per ricondurlo all’equilibrio: il metodo della comparazione. La conoscenza più profonda e duratura, così come la saggezza degli anziani, sgorga dalla capacità di confrontare. Gli anziani sono più saggi dei giovani perché, grazie all’esperienza, sono nella condizione di porre a confronto fenomeni diversi, ma simili. Gli anziani, sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, facevano fatica a pensare che la Democrazia Cristiana avesse costruito una società “mostruosa”, come urlavano i giovani ribelli del Sessantotto che non paragonavano la vita sotto le istituzioni repubblicane con la vita sotto il nazi-fascismo. La crisi diplomatica tra Russia e Inghilterra diventa un’occasione di crescita civile per gli italiani disposti a comparare. Ciò che sta accadendo all’Inghilterra con la Russia è immensamente più grave di ciò che è capitato all’Italia con l’Egitto. L’avvelenamento di Sergej Skripal dimostra che nessun Paese è al riparo dai servizi segreti degli altri Paesi. Nemmeno l’Inghilterra, che ha un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, un impero coloniale, la bomba atomica, un Pil impressionante, servizi segreti eccellenti e un’alleanza di ferro con gli Stati Uniti. Non sappiamo come si evolverà questa crisi diplomatica. Sappiamo però che agli italiani farebbe bene una crisi d’identità che li aiuti a liberarsi dei pregiudizi che nutrono verso se stessi. aorsini@luiss.it     

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Quest’articolo è apparso nella rubrica domenicale Atlante del “Messaggero” il 18/03/2018. Si ringrazia il Messaggero che autorizza la riproduzione.

di Alessandro Orsini

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