Summit a Niamey per combattere l’immigrazione irregolare

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 14:26 in Immigrazione Niger

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I ministri di 13 Paesi africani, europei e dell’Unione Europea, si sono riuniti venerdì 16 marzo a Niamey, in Niger, per affrontare la questione dell’immigrazione irregolare.

Dal meeting è emerso che, per contrastare i flussi migratori verso l’Europa, Bruxelles dovrebbe focalizzarsi sui problemi economici che spingono gli africani a lasciare i propri Paesi. Inoltre, secondo quanto emerge da un comunicato congiunto, i 13 ministri hanno concordato di agire per risolvere le cause dell’immigrazione illegale e di rafforzare le leggi nazionali per perseguire i trafficanti di esseri umani e migliorare la cooperazione tra la polizia e la magistratura. Tra le varie proposte per migliorare la situazione, i ministri hanno sottolineato l’importanza dello sviluppo economico. I partecipanti rappresentavano rispettivamente il Burkina Faso, Ciad, Guinea, Costa d’Avorio, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Francia, Germania, Italia, Spagna, l’Unione Europea e le Nazioni Unite.

Ad avviso del ministro degli esteri francese, Jean-Yves Le Drian, e del ministro degli Interni, Gerard Collomb, tutti i Paesi coinvolti dovrebbero fare il possibile per sostenere gli Stati di origine dei flussi migratori.

Il Niger è sempre stato un Paese di transito per i flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e diretti verso la Libia e l’Algeria. In particolare, l’instabilità politica, sociale ed economica che caratterizza il Paese africano da quasi sessant’anni ha contribuito favorire le attività dei trafficanti di esseri umani. Il 3 agosto 1960, il Paese si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua ad essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. Le sue difficoltà sono aggravate da due fattori. Da una parte, gli scontri tra il governo locale, con a capo il primo ministro Brigi Rafini, e il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram hanno causato una grave crisi umanitaria. La sua violenza ha forzato sempre più persone ad abbandonare il Paese per rifugiarsi nel vicino Ciad, anch’esso tuttavia colpito dalla furia dei terroristi nigeriani. Il 31 luglio, Reuters ha riportato che, nel giro di una settimana, 7,000 cittadini nigerini sono stati costretti a rifugiarsi in Ciad per sfuggire agli attacchi di Boko Haram. Dall’altra parte, l’instabilità degli Stati vicini, quali Mali, Libia e Nigeria, sta contribuendo a peggiorare la situazione interna del Niger, già precaria di per sé. In particolare, i confini con la Libia costituiscono un territorio vulnerabile alle attività dei trafficanti di esseri umani.

Il 6 dicembre 2017, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), insieme al governo del Niger, ha iniziato le procedure di rimpatrio per i quasi 4.000 migranti che si erano registrati per il rientro volontario, presso l’ambasciata nigerina in Libia. L’IOM fornisce supporto tecnico e logistico per la registrazione delle persone, ricorrendo al Migrant Resource and Response Mechanism (MRRM), finanziato dall’Unione Europea. Tale meccanismo è volto ad assistere le autorità nigerine nel mettere in atto una risposta efficiente per fermare i flussi migratori verso l’Europa. Diverse unità operative di protezione, assistenza medica, informazione, gestione, reintegrazione e comunicazione dell’IOM sono posizionate all’aeroporto di Niamey per accogliere i migranti e trasportarli presso i loro villaggi di origine. Il 18 gennaio, l’IOM ha reso noto che, nel 2017, ha aiutato più di 10.000 migranti presenti in Niger a rientrare nei propri Paesi di origine. La maggior parte di essi proveniva dalla Nigeria e dagli Stati dell’area sub-sahariana. Per la gestione dei rifugiati, l’IOM ha allestito 5 centri di transito in Niger, fornendo cibo, acqua, supporto medico e psicologico, insieme ad assistenza relativa ai documenti di viaggio necessari al rimpatrio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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