Sri Lanka: fine dello stato di emergenza

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 18:08 in Asia Sri Lanka

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Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha deciso, domenica 18 marzo, di porre fine allo stato di emergenza, dichiarato martedì 6 marzo. “Dopo essermi accertato in merito alla situazione della pubblica sicurezza, ho deciso di dare istruzioni per rimuovere lo stato di emergenza”, ha scritto su Twitter il presidente Sirisena.

Lo stato di emergenza era stato imposto a seguito dei violenti scontri tra la popolazione cingalese e la minoranza musulmana nella provincia centrale di Kandy. Nel primo weekend di marzo, nella piccola città di Digana un gruppo di uomini musulmani era stato accusato di aver ucciso un uomo di religione buddista. All’annuncio dell’assassinio avevano fatto seguito diversi incendi di negozi e case appartenute ai musulmani da parte della maggioranza cingalese inferocita per l’accaduto.

Per limitare la diffusione di sentimenti di odio razzista, inoltre, era stato imposto un blocco all’accesso dei principali social network, tra cui Facebook. Tale blocco è stato poi tolto a seguito di un incontro approfondito tra i rappresentanti del governo di Colombo e i rappresentati del social media, tenutosi giovedì 15 marzo, durante il quale si è optato per un aumento e una maggiore rapidità dei controlli dei post.

La fine dello stato di emergenza comporta l’eliminazione del coprifuoco e il ritiro dei soldati dalle aree civili. Tuttavia, permane una forte instabilità nel Paese. L’isola, a causa della sua peculiare composizione etnica, ha sofferto per più di 30 anni una situazione di violenza e guerra civile. Dal 1983 al 2009 il Paese è stato scosso dagli scontri tra le forze del governo e i militanti delle Tigri del Tamil, una minoranza situata principalmente nel nord-est dell’isola il cui obiettivo era di raggiungere la completa indipendenza. A seguito della sconfitta dei militanti, l’isola ha goduto di qualche anno di relativa pace fino al 2012, anno in cui hanno preso avvio scontri sempre più feroci tra la popolazione buddista cingalese e la minoranza musulmana.

La grave situazione civile impedisce uno sviluppo armonioso dell’economia del Paese e lo costringe ad essere relegato nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali. Le Nazioni Unite si stanno impegnando seriamente ad aiutare la popolazione dell’isola e, giovedì 8 marzo, il sottosegretario per gli affari politici, Jeffrey Feltman, si era recato in visita nella provincia di Kandy per vedere di persona la gravità della situazione e raccomandare alcune misure da prendere. 

“Siamo ovviamente turbati dai resoconti sulla persistente situazione di violenza pubblica e accogliamo favorevolmente ogni tentativo posto in atto dal governo per cercare di risolvere la questione in maniera risoluta e pacifica”, aveva sottolineato il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

 

di Redazione

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