Siria: i crimini dell’esercito di Al-Assad contro l’umanità

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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Le forze governative, fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, avrebbero utilizzato in modo sistematico lo stupro e la violenza sessuale contro i civili, rendendosi colpevoli di aver commesso un crimine contro l’umanità, secondo un’inchiesta dell’Independent International Commission of Inquiry for Syria (COI).

I risultati delle indagini del comitato, che sono stati presentati al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite giovedì 15 marzo, si baserebbero sull’intervista di 454 persone, tra i quali sopravvissuti, testimoni oculari e medici. L’Independent International Commission of Inquiry for Syria (COI) era stato creato il 22 agosto 2011 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite con il compito di indagare le violazioni del diritto internazionale umanitario dall’inizio della guerra civile siriana, tuttavia, il governo di Damasco non ha mai concesso ai funzionari del comitato il permesso di entrare in Siria.

Nel documento vengono riportate numerose testimonianze, tra le quali quella di una donna che ha raccontato che, nel 2012, “le forze governative sono entrate nella sua casa e hanno abusato della figlia davanti a lei e a suo marito, prima di uccidere la ragazza e il padre. Anche la madre è stata abusata da due soldati”. Gli abusi sarebbero stati commessi, in particolare, nelle postazioni di controllo del governo e dei suoi alleati e nei centri di detenzione. In questo contesto, il documento ha rivelato che, nel periodo compreso tra il 2011 e il 2017, le truppe governative avrebbero arrestato “migliaia di donne e ragazze. Durante gli interrogatori, le donne e le ragazze venivano picchiate con tubi mentre erano appese al soffitto”.

Secondo i dati riportati dall’indagine, nonostante le donne siano state le principali vittime degli abusi, sono stati registrati anche casi di violenza sessuale contro gli uomini e i bambini, sia maschi sia femmine. In questo contesto, il comitato ha riferito che “gli stupri e le violenze sessuali perpetrati dalle forze governative e dalle milizie associate durante le operazioni di terra e le incursioni nelle abitazioni, nelle postazioni di controllo e nei centri di detenzione, hanno costituito un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile e sono da considerare crimini contro l’umanità”.

Stando ai dati riportati nel documento, anche i ribelli avrebbero commesso simili violazioni, che sono considerate crimini di guerra, ma “con un tasso di frequenza considerevolmente inferiore agli stupri perpetrati dalle forze governative e dalle milizie associate”. In questo contesto, l’Independent International Commission of Inquiry for Syria (COI) ha rivelato di non aver trovato “prove di una pratica sistematica o una politica dell’utilizzo della violenza sessuale o di genere per incutere paura, estorcere informazioni o imporre la lealtà da parte dei gruppi dei ribelli”, anche se i soldati dell’opposizione hanno più volte commesso atti di questo tipo.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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