L’UE vuole prolungare l’addestramento della Guardia Costiera libica

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 6:02 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione Europe vuole espandere l’addestramento della Guardia Costiera libica per respingere i flussi migratori verso l’Italia e ridurre le morti in mare. È quanto ha riferito l’ammiraglio Enrico Credendino, capo dell’Operazione Sophia a Reuters, rinnovando il supporto alle autorità di Tripoli, che faticano a tenere sotto controllo le proprie coste.

L’Operazione Sophia è stata lanciata nel luglio 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali dell’Operazione Sophia sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Fino ad oggi, 136 ufficiali sono stati preparati dall’EUNAVFOR Med Creta, a Malta e a Roma.

Nonostante l’appoggio italiano ed europeo, la Guardia Costiera libica è stata più volte accusata di interferire nelle operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti in mare, effettuate dalle navi delle Ong. Il momento di massima tensione in relazione alla questione si è verificato l’8 novembre 2017, quando morirono 5 migranti, tra cui un neonato, in seguito al naufragio dell’imbarcazione al largo delle coste della Libia. Le operazioni di salvataggio furono condotte sia dalla nave della Ong tedesca Sea-Watch, sia dagli ufficiali libici. Da una parte, l’Ong tedesca si scagliò contro la Guardia Costiera libica, accusandola di aver aggravato la situazione dei migranti a bordo del barcone con il proprio “comportamento violento” nei confronti delle persone, e di aver riportato con la forza gli individui in Libia. Dall’altra parte, invece, la Marina libica sostenne che la nave della Ong era giunta sul luogo dopo l’inizio delle operazioni di salvataggio da parte della Guardia Costiera libica, creando “caos e confusione”.

Ad avviso di Credendino, entro la fine del 2018, tra i 300 e i 500 membri del personale libico verranno addestrati nell’ambito dell’Operazione Sophia. Dal 2016 a oggi, la missione ha formato complessivamente 188 ufficiali libici che, secondo l’ammiraglio, hanno contribuito a migliorare la gestione dei flussi migratori nella tratta del Mediterraneo centrale nella seconda parte del 2017. Occorre ricordare che dopo il picco dello scorso giugno, durante il quale sono giunti nel nostro Paese 23.526 individui, cifra mensile più elevata registrata da gennaio 2017, si è passati a 11.459 a luglio, e a 3,918 ad agosto. Nel mese di settembre è stato riscontrato un nuovo lieve aumento, con 6.282 sbarchi sulle nostre coste. Complessivamente, nel 2017 sono sbarcati in Italia complessivamente 119,369 migranti, una diminuzione significativa rispetto ai 181,000 arrivi via mare avvenuti nel 2016.

“Gli ufficiali della Guardia Costiera libica sono stati molto attivi nella seconda parte del 2017, soprattutto grazie all’aiuto europeo e italiano”, ha spiegato Credendino, aggiungendo che la missione europea dispone di navi e aerei con i quali controlla le attività dei libici. Tuttavia, più volte la Guardia Costiera di Tripoli è stata accusata di essere legata ai trafficanti di esseri umani attivi in Libia. Il 21 settembre 2017, ad esempio, il quotidiano The New Arab aveva riportato che la milizia libica Anas al-Dabbashi, nota per essere attiva nell’ambito del traffico di migranti, stava scendendo a patti con il governo di Tripoli, per essere assorbita all’interno della polizia e dell’esercito nazionale. Ad avviso del quotidiano, inoltre, la diminuzione degli sbarchi in Italia nei mesi estivi era stata dovuta alla collaborazione tra la Guardia Costiera libica e le milizie armate.

In merito a ciò, Credendino ha affermato l’Operazione Sophia sta cercando di far luce sulla situazione, anche se che è molto difficile risalire agli eventuali legami tra la Guardia Costiera libica e i gruppi armati. “In mare non c’è solo la Guardia Costiera, ma anche le imbarcazioni dei militanti, che talvolta indossano le stesse uniformi e utilizzano lo stesso tipo di barche”, ha spiegato Credendino. Intanto, il 15 marzo, secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore generale di Tripoli, Saddiq Al-Sour, le autorità libiche hanno emesso mandati di arresto per più di 200 persone, sia libici sia stranieri, sospettati di essere coinvolti nel traffico di esseri umani legato ai migranti che partono alla volta dell’Europa.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Attualmente il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Italia; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. In seguito allo sbarco di quasi 355.000 migranti in Europa nel 2016, di cui 181,000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, dall’inizio del 2017, ha concluso una serie di accordi con le autorità di Tripoli, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dalla Libia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 16 marzo 2018, sono giunti in Italia partendo dalla Libia 4.183 migranti, una diminuzione del 73.12% rispetto al 2017.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.