Israele: distrutte 5.000 case palestinesi a Gerusalemme dal 1967

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 13:36 in Israele Palestina

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A partire dal 1967, anno della Guerra dei Sei Giorni, Israele avrebbe distrutto sistematicamente le abitazioni dei palestinesi che si trovano a Gerusalemme est. Da quell’anno, il numero delle strutture demolite ammonterebbe a 5.000, secondo un report pubblicato dal Land Research Centre (LRC).

Secondo la ricerca, nel 1967, sarebbero stati sfollati 70.000 palestinesi che vivevano a Gerusalemme. Precedentemente, nel 1948, circa 198.000 palestinesi residenti nella Città Santa sarebbero stati costretti ad abbandonarla da parte delle forze israeliane. Tra questi, circa 6.000 persone avrebbero lasciato l’area prima dell’inizio della guerra arabo-israeliana del 1948, in seguito alla quale almeno 16.000 israeliani avrebbero occupato le abitazioni abbandonate dai palestinesi. La pratica di distruggere le abitazioni dei palestinesi è continuata anche negli ultimi anni. Tra il 2000 e il 2017 sarebbero state demolite 1.706 abitazioni. Ciò avrebbe causato lo sfollamento di 9.422 famiglie, all’interno delle quali vi sono 5.163 bambini.

Stando a quanto riferito dal documento, Israele avrebbe distrutto le abitazioni e le strutture palestinesi per assicurarsi il controllo di Gerusalemme, giustificando tale mossa con la questione dei permessi. La maggior parte delle strutture verrebbero sequestrate per la mancanza di concessione di permessi di costruzione da parte di Israele. In questo contesto, giovedì 15 marzo, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), che monitora la questione del sequestro e della distruzione delle proprietà palestinesi da parte delle autorità israeliane dal 2009, ha riferito che, nei primi due mesi del 2018, le autorità avrebbero demolito o sequestrato 70 strutture palestinesi nei territori occupati, di cui 36 soltanto nel territorio di Gerusalemme est.

Secondo il report Land Research Centre (LRC), il sequestro e la demolizione degli edifici dei palestinesi a Gerusalemme avrebbe reso sempre più difficile per i palestinesi la possibilità di costruire nuove abitazioni per tre motivi principali. Il primo motivo è che vengono approvate pochissime richieste di permessi. Secondo i dati delle Nazioni Unite, tra il 2010 e il 2014, sarebbe stato approvato soltanto l’1,5% delle richieste dei permessi di costruzione avanzate dai palestinesi. Il secondo motivo è l’alto costo dei permessi, che, nel caso di una singola casa, si aggirerebbe intorno ai 30.000 dollari. Il terzo motivo per cui Israele avrebbe reso difficile la possibilità che i palestinesi costruiscano nuove abitazioni è che soltanto il 12% del territorio palestinese di Gerusalemme est può essere utilizzato per lo sviluppo urbano e il 7% per le proprietà residenziali. A ciò si aggiunga che, al momento, circa la metà dei palestinesi che risiedono nel territorio vivono in abitazioni senza permesso e ciò li mette costantemente a rischio di essere sfollati.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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