Burundi: 17 maggio data del referendum costituzionale per estendere mandato presidenziale

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 12:29 in Africa Burundi

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Il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, ha stabilito il 17 maggio come data per il referendum costituzionale per estendere la durata del mandato presidenziale, che gli permetterebbe di rimanere al potere fino al 2034.

Domenica 18 marzo, Nkurunziza ha emesso un decreto in cui ha specificato che la riforma verrà adottata se sarà raggiunta la maggioranza del 50% più uno, e che i partiti e gli individui intenzionati a partecipare alle votazioni dovranno registrarsi presso l’Independent National Electoral Commission (CENI), tra il 23 marzo e il 6 aprile. La campagna ufficiale inizierà due settimane prima del referendum. Fino ad allora, nessuno potrà schierarsi a favore dei “Sì” o del “No”. Tuttavia, l’opposizione ha denunciato un doppio standard e le misure sfacciate attuate dai ministri e dai leader del partito di governo, i quali, già da mesi, stanno facendo una campagna elettorale a favore del Sì. Allo stesso tempo, decine di attivisti sono stati arrestati per aver manifestato a favore del No. Il 20 febbraio, il CENI ha annunciato che più di 5 milioni di cittadini si erano registrati nelle liste elettorali per il referendum e per le elezioni generali, previste per il 2020.

Il Burundi, uno dei Paesi più poveri al mondo, è caratterizzato da una forte instabilità politica. Nell’aprile 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza, in carica dal 26 agosto 2005, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato consecutivo, violente proteste sono scoppiate in tutto il Paese, costringendo più di 380.000 persone a rifugiarsi negli Stati confinanti, soprattutto in Tanzania. Nonostante la situazione di altissima tensione, il governo del Burundi si è opposto all’invio da parte delle Nazioni Unite di truppe di peacekeeper all’interno dei propri territori per calmare le tensioni. I diritti umani vengono violati sistematicamente da parte delle forze governative, le quali hanno il pieno controllo sulla società, ricorrendo a pratiche di tortura e detenzione su larga scala. Il 29 luglio 2016, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inviato un contingente di polizia in Burundi, formato da 228 ufficiali, per monitorare la situazione. Secondo quanto riportato dal Security Council Report, entro la fine del mese, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe valutare se estendere il mandato del contingente di polizia per un altro anno. Amnesty International riporta che fosse comuni vengono scoperte sistematicamente attraverso l’analisi di immagini e video satellitari. Dall’inizio dei disordini, centinaia di persone sono state uccise nel corso di raids governativi e di attacchi esplosivi perpetrati da bande armate locali, le quali continuano a colpire i principali centri urbani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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