Afrin: i curdi minacciano una controffensiva

Pubblicato il 19 marzo 2018 alle 11:26 in Siria Turchia

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Le People’s Protection Units (YPG) hanno annunciato che lanceranno una controffensiva contro l’esercito turco per riprendere il controllo del territorio di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia.

In un comunicato, emanato domenica 18 marzo, le forze curde hanno dichiarato che inizieranno la guerriglia contro le truppe turche, sostenute dall’Esercito siriano libero (Esl), che combattono ad Afrin e hanno aggiunto: “La resistenza continuerà fino a quando ogni centimetro di Afrin verrà liberato e il popolo di Afrin tornerà nei suoi villaggi e nelle sue case”. In questo contesto, le People’s Protection Units (YPG) hanno altresì affermato: “In tutti i settori di Afrin, le nostre forze diventeranno un incubo permanente. La nostra guerra contro l’occupazione turca è entrata in una nuova fase: dallo scontro diretto all’attacco colpisci-e-fuggi”.

Le dichiarazioni delle People’s Protection Units (YPG) giungono dopo che l’esercito turco, sostenuto dai suoi alleati siriani, ha preso il pieno possesso della città di Afrin, togliendola al controllo delle forze curde, dopo circa due mesi dall’inizio dell’operazione Ramo d’Olivo. Si tratta di una campagna militare che Ankara aveva lanciato il 20 gennaio contro il distretto di Afrin, con l’obiettivo di liberare l’area dal terrorismo e creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra Siria e Turchia. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare ritenuto illegale da Ankara. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, dall’inizio dell’offensiva turca, almeno 150.000 persone avrebbero lasciato il territorio.

In seguito alla vittoria di Ankara, il portavoce del governo e vice primo ministro turco, Bekir Bozdag, ha annunciato che la campagna militare turca continuerà per garantire la sicurezza delle aree intorno ad Afrin e mettere a disposizione gli aiuti alimentari e le medicine per i civili. In questo contesto, Bozdag ha dichiarato: “Abbiamo molte cose ancora da fare, ma il progetto di creare un corridoio del terrorismo e di stabilire uno Stato terroristico è finito”. In merito alla caduta di Afrin si è espresso anche il portavoce della Presidenza turca, Ibrahim Kalin, il quale ha definito la conquista del centro della città siriana “significativo” e, attraverso il proprio account Twitter, ha affermato: “Il messaggio nei confronti delle organizzazioni terroristiche e verso il mondo intero è chiaro: la Turchia continuerà ad andare avanti in modo costante sulla via della fiducia, della stabilità e della giustizia”.

Fino alla conquista dell’esercito turco, il distretto di Afrin si trovava sotto il controllo delle People’s Protection Units (YPG) e costituiva una delle tre aree che i curdi siriani desideravano facesse parte della regione federale indipendente del Kurdistan siriano, che avrebbe dovuto comprendere anche i territori dell’Eufrate e di Jazira. Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente un sistema federale curdo nel nord della Siria, dopo la nascita del congresso costitutivo. Tale entità di governo non era mai stata riconosciuta dal governo del presidente siriano Bashar Al-Assad, il quale lo aveva accusato di non avere alcuna “base legale”.

Secondo quanto annunciato dalle autorità turche, l’operazione Ramo d’Olivo verrà estesa anche al territorio di Manbij. In questo contesto, domenica 21 gennaio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in occasione dell’incontro con il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, aveva dichiarato: “I terroristi a Manbij continuano ad aprire il fuoco. Attaccano le nostre truppe e l’esercito siriano libero (Esl) in un’area che si trova sotto il suo controllo dall’operazione Scudo dell’Eufrate. Se gli Stati Uniti non porranno fine a ciò, ci penseremo noi”. Più recentemente, l’8 marzo, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che, dopo la conquista di Afrin, la Turchia avrebbe lanciato una campagna contro i curdi nel nord dell’Iraq, in collaborazione con il governo di Baghdad. La data prevista per l’inizio dell’operazione militare sarebbe maggio 2018, subito dopo le elezioni presidenziali che si terranno nel Paese.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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