Siria: i ribelli trattano con l’ONU per una tregua nel Ghouta orientale

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 15:17 in Medio Oriente Siria

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Il principale gruppo di ribelli del Ghouta orientale ha comunicato a Reuters, domenica 18 marzo, di essere in trattative con una delegazione delle Nazioni Unite per imporre un cessate-il-fuoco nell’area.

Wael Alwan, il portavoce del gruppo di ribelli siriani Failaq al-Rahman, ha spiegato che i negoziati hanno l’obiettivo di garantire la sicurezza e la protezione dei civili e di favorire l’accesso nell’area di aiuti umanitari che possano altresì evacuare i casi medici urgenti.

Nell’area, l’assalto va avanti da ormai un mese. Le truppe hanno diviso la zona in 3 aree d’assedio, in quella che è una delle offensive più sanguinose del conflitto siriano. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha dichiarato che almeno 20.000 persone hanno lasciato il Ghouta orientale nelle ultime settimane, la maggioranza delle quali proveniente dall’area meridionale della regione. L’esercito siriano ha aperto un corridoio, questa settimana, nelle vicinanze di Hammouriyeh, grazie al quale i civili sono riusciti a scappare. Le condizioni di coloro che sono rimasti nell’area, a detta dell’OCHA, sono disperate, a causa della mancanza di cibo e supporti igienico-sanitari. 

Venerdì 16 marzo, i ministri degli Esteri di Iran, Russia e Turchia si sono riuniti ad Astana, la capitale del Kazakistan, per discutere gli ultimi sviluppi della guerra civile siriana, con particolare riferimento alla situazione del Ghouta orientale.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. 

Nell’enclave, la battaglia tra i ribelli e le forze di al-Assad si è intensificata a partire dal 18 febbraio e ha causato la morte di circa 1.100 civili, secondo le stime dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva imposto un cessate-il-fuoco sul Ghouta orientale della durata di 30 giorni, per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche. La tregua era stata imposta in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La misura in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. In seguito, la Russia aveva imposto per due volte una “pausa umanitaria”, che però non era stata rispettata.

La guerra civile siriana è scoppiata il 15 marzo 2011, in seguito alla repressione violenta dei manifestanti che protestavano contro il governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, chiedendo riforme economiche e sociali, sulla scia dei movimenti delle Primavere arabe. La guerra civile è stata aggravata dall’intervento dei jihadisti che, il 29 giugno 2014, hanno proclamato la nascita dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, che si è esteso dai territori occidentali dell’Iraq a quelli orientali della Siria, tra i quali Raqqa, capitale de facto del califfato, Deir Ezzor e Albu Kamal. A rendere la situazione ancora più complessa è stato l’intervento delle potenze straniere nel conflitto civile. In questo contesto, Iran, Russia e milizie sciite di Hezbollah sono entrate nella guerra per sostenere il presidente siriano, mentre la coalizione internazionale, a guida americana, ha preso parte al conflitto il 22 settembre 2014, per proteggere lo Stato siriano dall’avanzata dei jihadisti dell’ISIS, alleandosi con le Syrian Democratic Forces (SDF).

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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