Ministro degli Interni tedesco: “L’Islam non fa parte della Germania”

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 9:42 in Europa Germania

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Il nuovo ministro degli Affari Interni tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato che l’Islam non appartiene alla Germania, illustrando una politica relativa all’immigrazione più dura.

Seehofer ha spiegato al giornale tedesco Bild che farà pressioni per l’attuazione di un piano per rendere le espulsioni più veloci. Si tratta del suo primo intervento da quando è entrato in carica, mercoledì 14 marzo. Il ministro ha dichiarato che classificherà più Paesi dall’ “origine sicura”, rendendo così molto più facile mandare via coloro cui non verrà accolta la richiesta d’asilo.

La dichiarazione è giunta in seguito al riconoscimento che i conservatori della cancelliera tedesca, Angela Merkel, congiuntamente ai suoi alleati della coalizione, i Socialdemocratici, hanno perso terreno alle elezioni del 2017, che hanno favorito il partito anti-immigrazione Alternativa per la Germania. Il leader di tale partito, Andre Poggenburg, ha accusato il ministro degli Interni di aver rubato la sua dichiarazione dal manifesto del partito.

Con la sua affermazione, Seehofer è andato contro quanto dichiarato dall’ex presidente tedesco, Christian Wulff, nel 2010. Durante un dibattito sull’immigrazione, il precedente leader del Paese aveva spiegato che l’Islam era entrato a far parte della Germania. Nel 2015, la Merkel aveva reiterato le parole di Wulff, quando il gruppo anti-immigrazione dei Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente (PEGIDA), organizzava marce nelle città.

“Ovviamente, i musulmani che vivono qui fanno parte della Germania. Ciò che voglio dire è che i musulmani devono vivere con noi, non al nostro fianco o contro di noi” ha spiegato Seehofer, affermando altresì che il Paese non dovrebbe abbandonare i propri usi e costumi, che si basano sul Cristianesimo.

Il governo tedesco stima che circa 4,7 milioni di musulmani vivano in Germania. Molti di loro provengono dalla Turchia, mentre alcuni fanno parte dell’ondata di migranti arrivata nello Stato dal Medio Oriente, in seguito all’adozione, da parte della Merkel, di una politica “a porte aperte” per i rifugiati, risalente alla metà del 2015.

Il partito di estrema sinistra Linke and Greens ha condannato il messaggio di Seehofer, mentre Natascha Kohnen, dei Socialdemocratici, ha dichiarato che quanto riportato dal ministro degli Esteri “incita le persone a porsi gli uni contro gli altri, in un periodo in cui è l’ultima cosa necessaria. Ciò che serve davvero è avere politici che riescano a unire la gente”.

In un accordo stipulato con la coalizione, il blocco conservatore della Merkel e i Socialdemocratici hanno deciso che gestiranno e limiteranno l’immigrazione in Germania e in Europa per evitare una replica della crisi dei rifugiati del 2015. Inoltre, le autorità della coalizione hanno dichiarato che non si aspettavano che l’immigrazione sarebbe salita da 180.000 a 220.000 ingressi l’anno.

Domenica 18 marzo, Seehofer ha altresì accusato la Commissione Europea di aver avuto un tono moralista verso quegli Stati dell’Europa orientale che si erano rifiutati di accogliere rifugiati in base ai numeri imposti dall’agenda europea. “Dobbiamo aumentare il dialogo fra gli Stati membri per quanto riguarda la distribuzione dei richiedenti asilo. Se continueremo a trattare pazientemente, la maggioranza dei Paesi troverà un accordo” ha aggiunto, proponendo che tutti i Paesi dell’Unione Europea potrebbero collaborare inviando rinforzi ai confini.

La posizione del ministro sulla situazione è dura, poiché il suo obiettivo è quello di raccogliere più voti alle elezioni nella regione della Bavaria, a ottobre. Seehofer ha aggiunto che la Germania dovrebbe controllare i suoi confini da sola, poiché l’Unione Europea non è capace di difendere le proprie frontiere esterne.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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