Le Filippine vogliono ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 12:07 in Asia Filippine

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Le Filippine hanno informato il segretario generale delle Nazioni Unite della decisione di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale (ICC), ma ha rassicurato l’Onu che continuerà a mantenere lo stato di diritto.

Il presidente del Paese, Rodrigo Duterte, ha preso questa decisione dopo che il pubblico ministero ha annunciato, il mese passato, di aver avviato un’indagine in seguito all’accusa contro il leader delle Filippine e alcuni suoi funzionari di alto grado, per aver commesso crimini contro l’umanità durante la guerra contro i narcotrafficanti.

Duterte ha ripetutamente negato di aver ordinato alle forze dell’ordine di uccidere coloro sospettati di essere coinvolti nel traffico di droga. La polizia, a sua volta, ha respinto le accuse degli attivisti di omicidio e occultamento, spiegando che le più di 4000 persone uccise negli scontri erano armate e avevano opposto resistenza all’arresto.

Giovedì 15 marzo, il governo filippino ha inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sottolineando l’impegno nella lotta contro l’impunità dei crimini e spiegando, allo stesso tempo, la ragione per la quale è stato deciso di ritirarsi dallo Statuto di Roma, ossia dal trattato internazionale costitutivo della Corte penale internazionale, è che le Filippine hanno già una legislazione nazionale che punisce i crimini. Inoltre, un altro motivo per il ritiro è stato la decisione di andare contro coloro che utilizzano i diritti umani come un’arma in ambito politico.

Dal momento in cui il segretario generale dell’Onu riceverà l’avviso da parte di Manila, è necessario che passi un periodo di un anno prima che il ritiro diventi effettivo, secondo quanto deciso dal regolamento della ICC.

Il portavoce di Duterte, Harry Roque, ha dichiarato che l’avvio delle indagini sull’omicidio di coloro coinvolti nel narcotraffico “violano le basi fondamentali secondo le quali abbiamo acconsentito a legarci alla Corte”, riferendosi al principio di complementarietà, che stabilisce che la ICC ha la facoltà di intervenire ed esercitare la propria autorità in uno Stato, se questo è impossibilitato o non intenzionato ad avviare indagini su crimini. Roque ha spiegato che i tribunali filippini sono in grado di esercitare in modo appropriato la loro autorità.

I gruppi internazionali di giuristi hanno criticato Duterte per quello che hanno definito un tentativo di non assumersi le proprie responsabilità davanti alla giustizia. Gli avvocati hanno dichiarato che il ritiro delle Filippine dalla Corte penale internazionale non proteggerà il presidente dalle accuse, poiché la giurisdizione dell’organo copre in modo retroattivo il periodo durante il quale un Paese ne era membro.

Tuttavia, il presidente dell’assemblea dei membri della ICC ha dichiarato di essere rammaricato della decisione delle Filippine. Il sudcoreano O-Gon Kwon, inoltre, ha incoraggiato Manila di rimanere nell’organizzazione e di aprire un dialogo invece di ritirarsi. Secondo l’uomo, infatti, questa decisione minerebbe i tentativi della Corte penale internazionale di punire i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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