L’Austria e il terrorismo

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Austria

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L’Austria è uno dei Paesi europei che, finora, non ha subito alcun attacco terroristico di matrice islamista. Nonostante cioò, le sue autorità, da anni, sono molto impegnate nel contrasto alla diffusione dell’estremismo e nella lotta al terrorismo.

Il 2018 si è aperto con l’arresto del 18enne austriaco, Lorenz K., accusato di aver pianificato un attacco terroristico insieme ad un 12enne iracheno-tedesco contro i mercatini di Natale a Ludwigshafen. Secondo quanto emerso dalle indagini, il ragazzo, figlio di un immigrato albanese, si sarebbe radicalizzato in carcere quando aveva 16 anni, dove aveva passato alcuni mesi per furto. La sera di domenica 11 marzo, invece, un uomo armato è stato ucciso a colpi di arma da fuoco davanti all’ambasciata iraniana a Vienna, dopo aver cercato di attaccare un poliziotto per introdursi nell’edificio, verso le 11:30 di sera di domenica 11 marzo. L’ufficiale era da solo di fronte all’entrata della missione iraniana, situata nella zona occidentale della capitale austriaca, quando l’attentatore si è scagliato contro di lui con un coltello. Prima di sparare, il soldato ha utilizzato lo spray al peperoncino per cercare di calmare l’uomo, un 26enne austriaco, che è poi morto sul colpo. La guardia è stata condotta in ospedale per una ferita al braccio. Un portavoce del Ministero della Difesa austriaco ha riferito che il soldato ha agito secondo le regole per cercare di reprimere l’attacco, i cui motivi rimangono al momento sconosciuti. Intanto, sono state aumentate le misure di sicurezza in tutte le ambasciate presenti a Vienna. Secondo le indagini della autorità, l’individuo, chiamato Mohamed E., era un simpatizzante dei gruppi islamisti oltre ad essere un devoto musulmano. L’attacco dell’11 marzo è avvenuto a pochi giorni di distanza da un altro attentato con coltello in cui 4 persone sono rimaste gravemente ferite, sempre nella capitale austriaca, per mano di un 23enne afghano che ha poi confessato alla polizia quanto effettuato.

Secondo quanto riportato da un report del Counter Extremism Project, l’estremismo islamico è un problema che è cresciuto negli ultimi anni. Già nel giugno del 2014, il Federal Office for the Protection of the Constitution and Counterterrorism aveva messo in guardia le autorità in merito alla presenza di numerosi estremisti nel Paese. Due mesi dopo, Vienna era stata individuata come un importante hub per i jihadisti europei, dove questi sostavano prima di cercare di raggiungere la Siria attraverso i Balcani occidentali. Entro l’ottobre del 2015, sono stati complessivamente 300 i cittadini austriaci che sono partiti per il Medio Oriente, di cui circa 70 dovrebbero essere rientrati. In seguito all’attacco del 22 marzo 2016 a Bruxelles, in cui sono morte 32 persone, il consigliere per l’antiterrorismo austriaco, Nicolas Stockhammer, riferì che l’allerta in Austria era molto alta. Occorre ricordare che, nel marzo 2015, una corte locale ha condannato un 14enne austriaco, chiamato Merkan G., per terrorismo e per avere contatti con i militanti dello Stato Islamico. Nel corso degli anni gli arresti e le condanne sono continuate. Il 26 gennaio 2017, le autorità di Vienna hanno trattenuto 14 sospettati legati all’ISIS in una serie di raid antiterrorismo, che hanno coinvolto almeno 800 agenti di polizia a Vienna e nella città meridionale di Graz.

L’impegno dell’Austria nella lotta al terrorismo è stato evidenziato anche dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano. Non a caso, le autorità di Vienna hanno identificato nel contrasto alla radicalizzazione una priorità chiave per l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea (OSCE), di cui ha avuto la presidenza nel 2017. Nel corso degli ultimi anni le agenzie di sicurezza si sono concentrare sulle indagini di intelligence e sulla prevenzione della radicalizzazione. Per di più, nel 2016 i membri del Parlamento austriaco hanno continuato a collaborare a stretto contatto con i legislatori statunitensi attraverso il Parliamentary Security Forum per affrontare diverse questioni legate al terrorismo.

L’Austria ha una struttura legale antiterrorismo molto complessa, che condanna i viaggi all’estero per unirsi alle organizzazioni estremiste e il ricevere addestramenti. Sono presenti regolamentazioni specifiche che proibiscono la diffusione di simboli legati all’ISIS e ad al-Qaeda e che permettono alle forze di sicurezza di frontiera di impedire ai minori di lasciare l’Austria se sospettati di volersi unire a gruppi terroristici. Per di più, le autorità possono revocare la cittadinanza ai cittadini che ne possiedono due che hanno partecipato volontariamente a conflitti armati. Dal primo luglio 2016 è entrato in vigore la State Protection law, la quale ha introdotto strumenti per contrastare il terrorismo, lo spionaggio e gli attacchi cyber. Tale legge autorizza altresì le agenzie governative a richiedere informazioni dai fornitori dei servizi internet e dalle compagnie telefoniche per analizzare i dati di connessione, gli indirizzi IP, le localizzazioni e altri dettagli. Il governo di Vienna ha adottato le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu in merito ai foreign fighters e all’ISIS. Le autorità hanno stimato che, tra il 2014 e il 2016, sono stati circa 300 i cittadini austriaci che sono partiti e che hanno tentato di raggiungere la Siria e l’Iraq per unirsi ai combattimenti con i gruppi jihadisti. Tra questi sono state contate anche 22 donne. Secondo il Ministero dell’Interno, 44 foreign foghter sarebbero morti in battaglia, mentre circa 80 sarebbero rientrati in Austria. Più di 2/3 dei combattenti austriaci partiti alla volta del Medio oriente era di origine della regione del Nord del Caucaso, e il 40% avevano lo status di rifugiati in territorio austriaco. Il principale gruppo di richiedenti asilo partito per la Siria e l’Iraq dall’Austria era di origine cecena, seguito dalla Bosnia.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, l’Austria è un membro della Financial Action Task Force (FATF), e l’unità di intelligence finanziaria locale è un membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Il Paese ha una legislazione molto articolata per contrastare il riciclaggio dei soldi e contrastare il finanziamento del terrorismo, che è stata ulteriormente rafforzata nel 2016, in linea con alcune raccomandazioni della FATFT. Tra gli emendamenti legislativi più recenti sono presenti regole che impongono alle banche di fornire informazioni alle autorità in merito agli account sospetti. L’Austria considera il finanziamento del terrorismo un crimine, secondo gli standard internazionali e, di conseguenza, ha la possibilità di congelare i conti di coloro che presentano legami con network terroristici.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, l’Austria è particolarmente impegnata nella lotta al fenomeno dei foreign fighters e, inoltre, il governo adotta continuamente nuove iniziative al riguardo. Il Ministero degli Affari Esteri, in cooperazione con la Comunità Islamica, sta continuando ad effettuare una campagna di informazione nelle moschee, nelle organizzazioni islamiche e nei centri di ritrovo frequentati da musulmani, attraverso cui viene sottolineata la differenza tra l’Islam e l’estremismo. Per evitare che gli immigrati possano iniziare processi di radicalizzazione, l’Integration Office del Ministero degli Esteri ha sviluppato un programma educativo focalizzato ad insegnare la lingua tedesca e a far assimilare i valori austriaci, come l’eguaglianza di genere e i principi democratici.

Infine, nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, l’Austria è un membro della coalizione globale a guida americana che combatte contro l’ISIS in Siria e in Iraq, e anche un membro del gruppo Defeat-ISIS Working Groups on Foreign Terrorist Fighters and Stabilization. L’Austria fa altresì parte di varie piattaforme di sicurezza tra cui l’OSCE, il Forum di Salisburgo e l’Iniziativa centroeuropea, e effettua regolarmente programmi di formazione delle forze dell’ordine con i Paesi del Forum di Salisburgo e gli Stati balcanici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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