Grecia: marcia a favore dei richiedenti asilo

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 10:36 in Grecia Immigrazione

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Più di 1000 persone si sono riunite ad Atene per protestare contro il patto stipulato il 18 marzo 2016 tra Unione Europea e Turchia, che ha l’obiettivo di fermare il flusso di rifugiati e migranti nel continente.

Richiedenti asilo, attivisti, membri della sinistra e anti-fascisti hanno marciato nella capitale greca, sabato 16 marzo, due giorni prima del secondo anniversario della firma del patto. La marcia fa parte di una protesta che è chiamata “Giornata Internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale”, commemorata ogni anno.

La Grecia è spesso il primo Paese europeo che i rifugiati irregolari provenienti dalla Turchia incontrano. Alcune isole greche ospitano centri d’accoglienza stracolmi di persone che attendono la determinazione ufficiale del loro status di richiedenti asilo, prima di essere ricollocati in Europa.

Gli attivisti hanno dichiarato di protestare poiché “l’Europa uccide persone ogni giorno” e la situazione dei rifugiati sta peggiorando. Qualche ora prima dell’inizio della protesta, un barcone si era capovolto nelle acque del mar Egeo, provocando la morte di almeno 15 persone. I partecipanti alla manifestazione hanno citato questo incidente per richiedere la riapertura dei confini e la chiusura dei centri di accoglienza sulle isole.

L’accordo del 18 marzo 2016 prevede che ogni migrante irregolare entrato in Europa attraverso la Turchia senza aver già richiesto lì asilo, verrà riportato nella capitale turca e posto alla fine della lista d’attesa. In cambio, Bruxelles aveva deciso di trasferire i migranti siriani che vivono nel Paese e che sono qualificabili per la richiesta d’asilo e il trasferimento nell’Unione Europea in scala uno a uno, ossia per ogni siriano che arriva in Turchia, uno viene trasferito nel blocco. La priorità viene data a coloro che non hanno cercato di entrarvi illegalmente. Inoltre, ad Ankara è stata altresì promessa la diminuzione delle restrizioni per l’ottenimento del visto d’entrata in Europa per i cittadini turchi e sono stati forniti 6 miliardi di euro.

In seguito alla firma del patto, i Paesi dell’Europa orientale chiusero i propri confini e, di fatto, la famosa “tratta dei Balcani occidentali”, che era stata largamente utilizzata da rifugiati e migranti. L’accordo è stato molto criticato, poiché lascerebbe poche opzioni disponibili per i richiedenti asilo, ossia rimanere in Turchia o rischiare la vita per raggiungere l’Europa. Dall’entrata in vigore del patto, i flussi migratori sono effettivamente diminuiti, nonostante rimangano ancora alti: dall’1 gennaio 2018, sono 4000 le persone che hanno raggiunto via mare le isole greche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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