Australia e Sud-est Asiatico sul disarmo nucleare nordcoreano

Pubblicato il 18 marzo 2018 alle 11:03 in Australia Corea del Nord

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I Paesi del Sud-est asiatico e l’Australia si sono detti seriamente preoccupati riguardo l’escalation di tensioni causate dai programmi missilistico e nucleare della Corea del Nord, e hanno chiesto la denuclearizzazione irreversibile di Pyongyang.

Domenica 18 marzo, in seguito a una sessione di incontri tra i rappresentanti dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e i diplomatici australiani, è stata pubblicata una dichiarazione congiunta in cui si legge: “Chiediamo con urgenza e fermezza che la Repubblica Popolare Democratica di Corea si conformi immediatamente e a pieno ai suoi obblighi in base alle risoluzioni inerenti pattuite dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Il documento aggiunge altresì che lo sviluppo di programmi nucleari e missilistici mette in pericolo la sicurezza regionale e globale, pertanto i Paesi firmatari della dichiarazione esigono una denuclearizzazione effettiva e irreversibile della Corea del Nord.

In seguito alla pubblicazione del documento congiunto da parte di ASEAN e Australia, il primo ministro di Singapore, Lee Hsein Loong, ha riferito ai giornalisti che si trovavano con lui a Sydney di essere, insieme agli altri partecipanti all’incontro, cautamente fiducioso per via degli ultimi sviluppi che hanno coinvolto la penisola coreana, aggiungendo che la situazione nella regione costituisce una problematica complessa, e che quindi occorrerà del tempo per risolverla. Loong ha concluso il suo commento con l’augurio che i recenti passi avanti possano contribuire a raggiungere una pace stabile e duratura nella penisola.

L’Australia sta attualmente ospitando le sedute dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), nonostante non sia un membro effettivo di tale blocco, composto allo stato presente da 11 Paesi: Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore, Tailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos, Cambogia, Timor Est; la Papua Nuova Guinea è stata ammessa con lo status di osservatore. Uno degli scopi che motivano gli sforzi australiani è la ricerca di una maggiore e più stretta collaborazione politica e commerciale con le nazioni presenti nella regione, per contrastare in blocco la crescente influenza cinese e le minacce nucleari della penisola coreana. Nella giornata di sabato 17 marzo, l’Australia ha altresì firmato un accordo con i Paesi del Sud-est asiatico che hanno aderito all’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), al fine di scambiare e condividere informazioni di intelligence per combattere il terrorismo e il fondamentalismo nella regione.

La Corea del Nord sta portando avanti un piano di sviluppo missilistico e nucleare nonostante le sanzioni imposte sul Paese dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il quale ha più volte ammonito Pyongyang invano di cessare tali attività militari. Le tensioni internazionali relative alla questione del disarmo nordcoreano sono aumentate dall’estate 2017, quando Pyongyang ha aumentato il numero di test missilistici. Il 29 novembre, il governo aveva annunciato che il Paese era diventato una potenza nucleare a tutti gli effetti, e che era ormai in grado di colpire gli Stati Uniti, che per primi avevano criticato l’attività del regime di Kim Jong-Un, suggerendo l’imposizione di sanzioni per fermare l’attività del Paese. A sua discolpa, Pyongyang sostiene che le attività militari portate avanti nel Paese siano un deterrente necessario per scongiurare eventuali attacchi da parte degli Stati Uniti, che hanno dispiegato 28.500 soldati americani nella vicina Corea del Sud, e che quindi potrebbero da lì muovere le proprie forze militari contro la Corea del Nord. Finora, Washington ha sempre smentito tale eventualità.

Le tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord si sono attenuate dopo i Giochi Olimpici invernali ospitati dalla Corea del Sud e ai quali le due Coree hanno sfilato sotto un’unica bandiera al cospetto dei diplomatici nordamericani, nordcoreani e sudcoreani. In particolare, una nuova e inattesa ipotesi di apertura diplomatica è avvenuta l’8 marzo, giorno in cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha chiesto al presidente americano, Donald Trump, di poter realizzare un incontro bilaterale diretto per negoziare il programma nucleare coreano. Si tratterebbe di un evento di enorme rilevanza, in quanto nessun presidente degli Stati Uniti ha mai incontrato direttamente il leader della Corea del Nord.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.