Hong Kong: nuove leggi puniscono scherni contro l’inno cinese

Pubblicato il 17 marzo 2018 alle 9:33 in Asia Hong Kong

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Hong Kong ha proposto nuove leggi per punire qualsiasi tipo di scherno o derisione contro l’inno nazionale cinese con minimo 3 anni di prigione.

Chiunque, online o nella vita pubblica, “alteri pubblicamente e deliberatamente il testo o la musica dell’inno”, canti la canzone in “maniera distorta o dispregiativa” o lo insulti in qualsiasi altra maniera, potrà essere punito con 3 anni in prigione e una multa di 50.000 dollari di Hong Kong, pari a 6.375 dollari americani. Alcuni membri delle autorità della città hanno obiettato che non è chiaro quali sono gli insulti e le modifiche che verranno considerati fuorilegge.

La legge stabilisce altresì che l’inno non potrà essere utilizzato in pubblicità, a funerali privati o come sottofondo in luoghi pubblici. Se la proposta di legge verrà approvata, inoltre, nelle scuole diventerà obbligatorio insegnare l’inno cinese, la “Marcia dei Volontari”, composto per la Repubblica Popolare Cinese nel 1935, la sua storia e il suo spirito.

La decisione, diffusa venerdì 16 marzo, è stata presa poiché, alle partite di calcio disputate a Hong Kong, fischiare durante l’inno nazionale cinese è diventata una forma comune di protesta politica da parte dei giovani che esprimono la loro frustrazione contro la crescente influenza del Partito Comunista Cinese sulla cultura e sulla libertà della città. La FIFA ha sanzionato la Hong Kong Football Association per questi episodi, ma le autorità locali non hanno emesso alcuna punizione.

Una legge simile, che vieta qualunque mancanza di rispetto nei confronti dell’inno, era stata approvata nel 2017 in Cina, ma non era applicabile a Hong Kong. La città, una ex colonia inglese, era stata restituita nel 1997 a Pechino, con la promessa che le libertà di base non sarebbero state modificate, sotto il principio “un Paese, due sistemi”. Attualmente, però, i cittadini manifestano una crescente preoccupazione riguardo la conservazione della loro autonomia.

È previsto che la nuova legge riguardante l’inno nazionale passerà facilmente al Parlamento di Hong Kong, poiché l’opposizione non ha abbastanza seggi per bloccare l’iter legislativo. Tuttavia, non è ancora stata definita una data per il voto. Il leader del Partito Democratico dell’opposizione, Wu Chi-wai, ha dichiarato che se la legge verrà approvata, danneggerà i diritti umani di base.

Il governo di Hong Kong ha dichiarato che i governi esteri non dovrebbero interferire negli affari interni di altri Paesi. Le autorità avevano già vietato legalmente la dissacrazione degli emblemi e della bandiera nazionale, punibili con minimo 3 anni di carcere, ma tale legge non include l’inno nazionale.

Negli ultimi anni, il governo della Cina ha iniziato ad aumentare la sua ingerenza sulle questioni interne di Hong Kong, preoccupato per le tendenze fortemente democratiche diffuse soprattutto tra i giovani. Nel 2014, infatti, le proteste scoppiate in seguito alla decisione di Pechino di intervenire nel sistema di elezione della città erano guidate da studenti poco meno che ventenni. Le condanne per le loro attività, che continuano ad aumentare, vengono considerate come il tentativo di Pechino di scoraggiare la libertà di espressione e di manifestazione soprattutto nei confronti dei giovani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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