Grecia: annegati 15 migranti

Pubblicato il 17 marzo 2018 alle 16:43 in Grecia Immigrazione

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Quindici persone, inclusi almeno 5 bambini, sono annegati nel mar Egeo, sabato 17 marzo, dopo che il barcone sul quale stavano viaggiando si è rovesciato.

La Guardia Costiera greca è stata avvisata alle 8 di mattina, dopo che 3 sopravvissuti, 2 donne e 1 uomo, sono riusciti a raggiungere a nuoto l’isola di Giadaro, vicino la costa turca, al largo della quale è avvenuto l’incidente. L’identità e la nazionalità delle vittime sono ancora ignote. Secondo le autorità marittime, erano 22 le persone a bordo dell’imbarcazione, 3 delle quali sono state salvate, mentre almeno altre 4 sono disperse. Cinque navi della Guardia Costiera greca, congiuntamente a due elicotteri e a un’imbarcazione dell’agenzia Frontex, sono alla ricerca degli eventuali sopravvissuti. La ragione del disastro non è chiara, considerato che le condizioni del vento erano favorevoli. Si tratta dell’incidente che ha causato più morti tra i migranti che tentano di raggiungere le isole greche in mesi.

Durante una conferenza stampa, il ministro per l’Immigrazione della Grecia, Dimitris Vitsas, ha affermato che Atene non può tollerare la morte di bambini nel mar Egeo, e che la soluzione al problema è proteggere le persone, attuare procedure e tratte sicure per migranti e rifugiati e colpire i circuiti di traffico umano.

Centinaia di migliaia di persone si erano riversate in Grecia e in Occidente nel 2015 dalla Turchia e, nonostante il breve attraversamento di confine, centinaia di loro morirono. In seguito a un accordo stipulato il 18 marzo 2016 tra Turchia e Unione Europea, il numero era diminuito. Secondo questo patto, chiunque approdi sulle isole greche deve essere rimandato in Turchia, a meno che i rifugiati non abbiano le condizioni per richiedere asilo. Tuttavia, le procedure possono durare mesi, portando la Grecia a una situazione di sovraffollamento. Dall’1 gennaio 2018 a oggi, sono quasi 4000 le persone che hanno raggiunto via mare le isole greche.

Mercoledì scorso, alcuni migranti hanno scatenato una protesta nel centro di accoglienza dell’isola di Lesbo, che tra il 2015 e il 2016 era diventato un punto focale della crisi dei migranti. Nello stesso campo, due siriani e un iracheno hanno minacciato di uccidersi se non fosse stato permesso loro di andare via.

In una dichiarazione congiunta rilasciata questo mese, 9 gruppi dei diritti umani, fra i quali Human RIghts Watch, Amnesty International e Oxfam, hanno denunciato i campi su queste isole, definendoli “prigioni all’aria aperta” con condizioni terribili. Alle autorità competenti è stato richiesto di trasferire immediatamente i migranti nella Grecia continentale. Sono già migliaia, in realtà, le persone che negli ultimi mesi sono state trasferite dai campi di accoglienza sulle isole, ma le autorità hanno evitato di trasferire tutti i rifugiati poiché temono che ciò possa mandare ai trafficanti di persone il messaggio che la strada per l’Europa è effettivamente aperta.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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