Israele chiude il centro di Holot, ma sospende l’espatrio dei migranti irregolari

Pubblicato il 16 marzo 2018 alle 6:04 in Israele Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il centro di detenzione per i migranti di Holot è stato chiuso nella serata di mercoledì 14 marzo, nonostante le proteste contro la decisione di Israele di espellere i migranti irregolari che si trovano nel Paese.

Il centro di Holot, situato nel territorio meridionale di Israele, è una struttura che può ospitare circa 1.200 migranti, i quali, durante il giorno, possono lasciare il centro per recarsi sul luogo di lavoro. La struttura era stata aperta alla fine del 2013, in seguito all’approvazione, il 9 gennaio 2012, della legge “per prevenire le infiltrazioni”, per ridurre la concentrazione dei richiedenti asilo nelle città, in particolare nel sud di Tel Aviv. Secondo quanto riferito dai migranti e dai gruppi umanitari, il centro sarebbe stato aperto per rendere il soggiorno dei migranti insostenibile e, quindi, incoraggiarli a lasciare il Paese. Il 19 novembre 2017, il governo israeliano aveva deciso di chiudere il centro, che ospitava circa 1000 richiedenti asilo, per la maggior parte eritrei.

La decisione di chiudere la struttura fa parte del piano, annunciato mercoledì 2 gennaio dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, secondo il quale circa 38.000 migranti irregolari, la maggior parte dei quali di origine eritrea e sudanese, avrebbero dovuto lasciare il Paese entro la fine di marzo. Secondo il progetto stabilito in materia, ogni migrante, che era entrato in Israele in maniera irregolare, avrebbe ricevuto un biglietto aereo e l’equivalente di circa 2.900 euro per lasciare il Paese. Dopo il mese di marzo, termine ultimo stabilito dal governo, la somma sarebbe e coloro che avrebbero continuato a opporsi all’espatrio sarebbero stati arrestati. Secondo le stime ufficiali, dal giugno al novembre 2017, in Israele erano entrati 38.043 migranti africani. Tale cifra includeva 27.494 eritrei e 7.869 sudanesi. Netanyahu aveva altresì dichiarato di aver concluso alcuni accordi con Ruanda e Uganda, i quali avrebbero accettato di accogliere i migranti, dal momento che questi, in particolare i sudanesi e gli eritrei, non avrebbero potuto tornare nei Paesi d’origine, a causa dell’instabilità dei due Stati. Qualche giorno più tardi, il 5 gennaio, Ruanda e Uganda avevano affermato di non aver firmato alcun accordo con Israele in merito all’accoglienza dei migranti africani.

Giovedì 15 marzo, la Corte suprema di Israele ha sospeso il piano del governo di espatriare migliaia di migranti irregolari, a causa delle proteste di coloro che si opponevano a tale decisione. La Corte ha deliberato che il governo abbia tempo fino al 26 marzo per fornire ulteriori informazioni, fino a quel momento, l’allontanamento dei migranti da Israele rimarrà sospesa.

Prima di chiudere definitivamente il centro, si sono tenute numerose udienze durante le quali sono stati ascoltati coloro che non avevano potuto fare richiesta di asilo prima dell’inizio del 2018 e coloro ai quali tale richiesta era stata rifiutata. Le domande inviate entro la fine del 2017, invece, non sono ancora state esaminate, di conseguenza, al momento, questi migranti non verranno espulsi dal Paese e saranno rilasciati nelle prossime settimane, secondo le istruzioni impartite dal ministro dell’Interno, Aryeh Deri.

Il centro ha chiuso nonostante le proteste dei migranti, i quali, martedì 20 febbraio, avevano iniziato uno sciopero della fame, in segno di protesta nei confronti del trattamento riservato loro dal governo israeliano. Lo sciopero era iniziato dopo che i primi 7 migranti che avevano rifiutato di essere espulsi dal Paese erano stati arrestati. In tale occasione, le autorità israeliane avevano trasferito 7 richiedenti asilo di origine eritrea, che si erano opposti alla deportazione in Ruanda, dal centro di detenzione di Holot alla prigione di Saharonim, su ordine del Ministero dell’Interno israeliano. Una nuova manifestazione di protesta dei bambini e degli adolescenti è prevista per venerdì 16 marzo.

 Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.