Crisi Etiopia: arrestato un ufficiale della regione Oromia

Pubblicato il 16 marzo 2018 alle 10:24 in Africa Etiopia

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I media etiopi hanno reso noto che il Command Post, l’organo incaricato di vigilare sull’andamento dello stato di emergenza, ha arrestato un alto ufficiale della regione Oromia per aver criticato apertamente l’incidente avvenuto nella città di Moyale, al confine con il Kenya, il 10 marzo. Quel giorno, alcuni soldati dell’esercito etiope hanno ucciso per errore 9 civili nel corso di un’operazione volta a colpire i militanti dell’Oromia Liberation Front, un gruppo secessionista considerato un’organizzazione terroristica dalle autorità di Addis Abeba.

Secondo quanto riferito da Africa News, Taye Dendea, avvocato e capo della comunicazione dell’ufficio di giustizia di Oromia avrebbe smentito il resoconto dell’esercito circa l’incidente di Moyale durante un’intervista con il servizio VOA Amharic, in cui avrebbe affermato che l’episodio era stato un atto deliberato da parte delle forze di sicurezza, e necessitava l’attuazione di contromisure. È la terza volta che Dendea viene trattenuto dalla polizia, in quanto era già stato in prigione per 3 e poi 7 anni per essere stato accusato di appartenere all’Oromia Liberation Front tra il 2003 e il 2016.  La versione ufficiale riferita dall’esercito, al contrario, riferisce che i soldati hanno colpito i civili per colpa di informazioni sbagliate riferite dall’intelligence.

Sotto lo stato emergenza, in vigore dallo scorso 16 febbraio e dalla durata di 6 mesi, è illegale criticare le dichiarazioni e le regole imposte dalle autorità di Addis Abeba. Tale decisione è stata presa dalla coalizione governativa in seguito alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio per permettere al Paese di attuare riforme democratiche. Lo stato di emergenza comporta una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, come il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Non è la prima volta che l’Etiopia affronta la dichiarazione di uno stato di emergenza, in quanto dal novembre 2016 all’agosto 2017, il governo di Addis Abeba, per cercare di fronteggiare le proteste, aveva bandito qualsiasi forma di manifestazione. In quel periodo, le autorità sono state accusate altresì di aver violato i diritti umani e di aver commesso abusi nei confronti dei cittadini.

Dendea non è il primo ufficiale della regione Oromia ad essere trattenuto dalle forze di sicurezza. Alcune fonti hanno riferito che il vice commissario di polizia dell’area è stato a sua volta arrestato insieme a un blogger e ad un lettore, i cui scritti erano critici nei confronti dello stato di emergenza.

In seguito all’incidente di Moyale, sono circa 5.000 i cittadini etiopi che nell’arco di quattro giorni si sono rifugiati nel vicino Kenya per sfuggire alle violenze.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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