Astana: Russia, Iran e Turchia discutono del Ghouta

Pubblicato il 16 marzo 2018 alle 13:22 in Medio Oriente Siria

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I ministri degli Esteri di Iran, Russia e Turchia si sono riuniti ad Astana, la capitale del Kazakistan, per discutere gli ultimi sviluppi della guerra civile siriana, che, giovedì 15 marzo, è entrata nell’ottavo anno.

L’incontro porrà le basi per il summit dei presidenti dei tre Paesi, che si terrà a Istanbul il 4 aprile, secondo quanto annunciato dal ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, giovedì 15 marzo. Si tratta del secondo vertice di questo genere, il primo si era tenuto nella città russa di Sochi il 22 novembre 2017. La decisione di ospitare la prossima riunione dei capi di stato dei tre Paesi in Turchia era stata presa l’8 febbraio, in occasione di una telefonata tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo russo, Vladimir Putin. Il vertice avrà il compito di discutere i passi da compiere per trovare una soluzione politica al conflitto siriano, in un momento in cui le tensioni tra le parti coinvolte nella guerra civile si stanno intensificando, in particolare nel territorio del Ghouta orientale.

Venerdì 16 marzo, durante la riunione tra il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e i suoi omologhi turco, Mevlut Cavusoglu, e iraniano, Mohammad Javad Zarif, le parti discuteranno gli ultimi sviluppi della guerra civile in Siria, con particolare riferimento alla situazione del Ghouta orientale, una delle ultime roccaforti dei ribelli in cui l’assedio delle forze del governo siriano, sostenute da Mosca, si è intensificato a partire dal 18 febbraio. In merito alla questione, il ministro degli Esteri russo ha dichiarato che “la situazione sul campo verrà considerata, oltre ai successi e alle difficoltà del cessate il fuoco”. All’incontro non parteciperà l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, per motivi di salute e verrà sostituito dal suo vice, Ramzi Ramzi, secondo quanto annunciato dal suo ufficio giovedì 15 marzo.

Nel territorio del Ghouta orientale, gli scontri tra l’esercito governativo e i ribelli continuano incessantemente dal 18 febbraio. Nella mattinata di venerdì 16 marzo, gli attacchi aerei delle forze fedeli al governo siriano, sostenute dalla Russia, hanno causato la morte di almeno 57 civili e il ferimento di più di 100, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Il giorno precedente, giovedì 15 circa 12.000 persone sono riuscite ad abbandonare il territorio sotto assedio. Lo stesso giorno, Mosca aveva ammesso di aver aiutato il governo siriano a “distruggere” i ribelli nell’enclave. In questo senso, il ministro della Difesa russo, Sergei Lavrov, aveva dichiarato: “Continueremo a combattere i terroristi, li distruggeremo, aiuteremo a distruggerli nel Ghouta orientale, dove l’esercito siriano sta conducendo le operazioni con il nostro sostegno”. Al momento, le forze di Al-Assad avrebbero il controllo di circa il 70% dell’area.

Il territorio del Ghouta, che costituisce una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, era stato posto sotto assedio dalle forze del regime nel dicembre 2012. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini. Il 27 ottobre, le Nazioni Unite avevano denunciato tale situazione, condannando le forze del regime siriano di Bashar Al-Assad, dal momento che l’assedio aveva costretto almeno 350 mila civili a morire a causa della mancanza di cibo. Tra queste persone, più di 1.100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. In tale occasione, l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva descritto la condizione del Ghouta come “una chiara violazione del diritto internazionale umanitario” e “un crimine contro l’umanità e/o un crimine di guerra”. Più recentemente, il 21 febbraio, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva chiesto la fine immediata dei combattimenti, affermando che “400.000 persone stanno vivendo un inferno sulla Terra”. In questo contesto, Guterres avevadichiarato: “È una tragedia umanitaria che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi e non credo che possiamo lasciare che le cose continuino in questo modo terribile”.

L’area è entrata a far parte delle zone cuscinetto siriane in seguito al quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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