Afrin: Turchia contro il Parlamento europeo

Pubblicato il 16 marzo 2018 alle 9:32 in Europa Turchia

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La Turchia ha respinto una mozione approvata dal Parlamento europeo giovedì 15 marzo, che chiede la fine dell’operazione Ramo d’Olivo e l’allontanamento delle truppe turche dal distretto di Afrin, descrivendola come “un chiaro supporto” nei confronti dei terroristi.

Giovedì 15 marzo, il ministro turco per gli Affari europei, Omer Celik, ha dichiarato: “Questa Risoluzione mostra quanto il Parlamento europeo sia lontano dal vedere gli sviluppi nel campo e dal valutare quello che sta succedendo in Siria. Questa risoluzione è un invito nei confronti di un paese della NATO e di un Paese candidato a diventare membro dell’Unione Europea a non combattere il terrorismo, anche se si trova sotto attacco terroristico” e ha aggiunto: “Dal nostro punto di vista, chiedere alla Turchia di ritirare le sue truppe significa sostenere apertamente il terrorismo. Significa semplicemente abbandonare le preoccupazioni sulla sicurezza della Turchia”.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha respinto la mozione del Parlamento europeo e ha promesso che le truppe turche continueranno l’operazione fino a quando la missione verrà completata. In questo senso, Erdogan ha dichiarato: “Non illudetevi. Lasceremo Afrin quando il nostro lavoro sarà terminato” e ha aggiunto: “Cosa state facendo? Dovreste essere onesti. Non c’è nulla che il parlamento europeo può dirci su questa questione. La vostra mozione ci entrerà da un orecchio e ci uscirà dall’altro. Che fardello avreste condiviso con noi nell’ospitare 3,5 milioni di siriani per poterci dire queste cose?”.

Martedì 13 marzo, il Parlamento europeo aveva approvato una mozione non vincolante, secondo la quale “la Turchia deve rispettare la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite n.2401 e rispettare immediatamente il cessate-il-fuoco di 30 giorni imposto dalla Risoluzione, ponendo fine in maniera definitiva alla sua offensiva illegale ad Afrin e negli altri territori siriani”. Oltre a ciò, la mozione “esorta la comunità internazionale a mettere sotto pressione il presidente Erdogan su questa questione, dal momento che l’operazione Ramo d’Olivo non ha basi legali valide, dal momento che il suo vero obiettivo geo-strategico non è la lotta contro il terrorismo o la difesa dei confini turchi, ma impedire la nascita di uno stato indipendente de facto nel nord della Siria”. Infine, la mozione sottolineava “la necessità di focalizzarsi sulla sconfitta delle organizzazioni terroristiche elencate dalle Nazioni Unite”, con particolare riferimento allo Stato Islamico e agli altri gruppi estremisti che operano in Siria.

L’operazione Ramo d’Olivo era stata lanciata il 20 gennaio in collaborazione con l’Esercito siriano libero (Esl), composto dai disertori dell’esercito nazionale siriano. L’assalto dell’area mira a liberare l’area dai terroristi e a creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km nel territorio di confine. La campagna è condotta contro le People’s Protection Units (YPG), le forze curde che si trovano nel nord della Siria e che sono considerate da Ankara parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale dalla Turchia. Mercoledì 14 marzo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva espresso la speranza che le forze turche, arrivate alla periferia di Afrin, avrebbero circondato completamente l’area entro la sera.

Tale episodio complica ulteriormente i rapporti già tesi tra Unione Europea e Turchia. Ankara aveva manifestato per la prima volta il desiderio di entrare a far parte dell’Unione nel 1963. Per poter realizzare questo desiderio, il Paese avrebbe dovuto prima allinearsi alle politiche di Bruxelles, pertanto, dal 2003, Erdogan, che in quegli anni era primo ministro, aveva approvato alcune riforme, quali il riconoscimento della minoranza curda e l’abolizione della pena di morte. Tuttavia, negli anni le trattative per l’entrata del Paese nell’Unione Europea si sono arenate, causando attriti fra le due parti. Inoltre, le relazioni fra Ankara e Bruxelles si sono ulteriormente peggiorate in seguito agli arresti di massa e ai licenziamenti perpetrati dal governo di Erdogan in seguito al colpo di Stato turco del luglio 2016. Il 5 gennaio, in occasione di un incontro con il presidente francese, Emmanuel Macron, Erdogan si era detto “seriamente stanco” di aspettare che Bruxelles decida se il suo Paese possa diventare uno Stato membro o meno, aggiungendo che la lunga attesa potrebbe costringere Ankara a voltare le spalle all’Europa.

 Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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