Siria: Russia ammette responsabilità nel Ghouta

Pubblicato il 15 marzo 2018 alle 17:35 in Russia Siria

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Mosca ha ammesso di aver aiutato il governo siriano a “distruggere” i ribelli nel territorio del Ghouta orientale, nel quale è in corso un assedio da parte delle forze fedeli al presidente siriano Bashar Al-Assad. In questo senso, giovedì 15 marzo, il ministro della Difesa russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato: “Continueremo a combattere i terroristi, li distruggeremo, aiuteremo a distruggerli nel Ghouta orientale, dove l’esercito siriano sta conducendo le operazioni con il nostro sostegno”.

Lo stesso giorno, le forze fedeli al governo siriano hanno annunciato di aver preso il controllo della città di Hamurriyyeh, dopo aver intensificato l’assedio nell’area. Secondo quanto riferito dagli attivisti, il territorio sarebbe stato colpito da raid aerei e da attacchi con gas cloro, costringendo le famiglie a trovare rifugio sotto terra. Gli attacchi avrebbero colpito anche i civili mentre cercavano di abbandonare la città. Al momento, le forze del governo avrebbero preso il controllo di circa il 70 % dell’enclave dei ribelli, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Oltre a sostenere il governo siriano nell’offensiva contro l’enclave dei ribelli, Mosca è impegnata nel supervisionare l’evacuazione dei civili dal territorio, attraverso un corridoio umanitario. Il giorno precedente alle dichiarazioni di Lavrov, mercoledì 14 marzo, il Ministero della Difesa russo aveva annunciato che di aver esteso la tregua umanitaria nella cittadina di Douma per il periodo di due giorni. In questa occasione, il Ministero ha dichiarato che “negli ultimi giorni, la situazione nel territorio del Ghouta orientale e, in particolare, nella cittadina di Douma si è stabilizzata in maniera concreta” e ha sottolineato che 437 civili avrebbero lasciato Douma in maniera sicura attraverso i corridoi umanitari. Giovedì 15 marzo, il Ministero ha annunciato l’inizio della tregua umanitaria e l’allontanamento di 100 civili.

Lo stesso giorno, giovedì 15 marzo, un convoglio di aiuti umanitari, composto da 25 camion, è entrato nel territorio del Ghouta orientale e ha distribuito il carico a più di 26.000 persone, anche se il Comitato internazionale della Croce Rossa ha avvertito che si tratterebbe di “una piccola parte di ciò di cui hanno bisogno queste famiglie”. Il primo convoglio, composto da 46 camion, era entrato nell’enclave dei ribelli il 5 marzo e aveva portato rifornimenti alimentari e medici, insieme a cibo per 27.500 persone.

L’arrivo degli aiuti umanitari nell’enclave dei ribelli farebbe parte della tregua imposta sabato 24 febbraio dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale cessate-il-fuoco era stato imposto in tutto il territorio siriano per il periodo di 30 giorno, al fine di favorire la distribuzione degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche. Il cessate-il-fuoco era stato imposto in seguito all’escalation di violenza che aveva colpito il territorio del Ghouta siriano nella settimana precedente, a partire da domenica 18 febbraio. La tregua in vigore nel territorio siriano, tuttavia, non ha impedito il perpetuarsi degli scontri all’interno dell’enclave dei ribelli, che hanno violato il cessate-il-fuoco domenica 25 febbraio, poche ore dopo la sua entrata in vigore. Al fine di porre fine all’escalation di violenza e di permettere l’accesso degli aiuti umanitari e le evacuazioni mediche, lunedì 26 febbraio, Mosca aveva imposto una “pausa umanitaria”, che sarebbe dovuta entrare in vigore il giorno successivo, martedì 27 febbraio, e durare 5 ore, dalle 9:00 alle 14:00. Anche in questo caso, la tregua era stata immediatamente violata dagli scontri tra le forze governative e i ribelli. Un terzo tentativo era stato fatto dalla Russia, la quale, giovedì  1 marzo, aveva imposto una tregua giornaliera di 5 ore nel territorio siriano del Ghouta orientale, che è entrata in vigore nella mattinata di venerdì 2 marzo, ma, ancora una volta, non era stata rispettata.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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