Crisi Etiopia: 5.000 cittadini rifugiati in Kenya in 4 giorni

Pubblicato il 15 marzo 2018 alle 6:01 in Etiopia Kenya

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Sono circa 5.000 i cittadini etiopi che si sono rifugiati in Kenya dal 10 marzo, in seguito all’uccisione di 9 civili da parte delle forze di sicurezza di Addis Abeba. Secondo quanto riferito dai media etiopi, i soldati erano stati inviati nella città di Moyale, nella regione di Oromia al confine con il Kenya, per cercare alcuni combattenti dell’Oromo Liberation Front, gruppo secessionista considerato un’organizzazione terroristica dal governo etiope. Tuttavia, informazioni erronee di intelligence hanno condotto gli ufficiali ad attaccare anche civili e ad ucciderne 9. Da quel giorno, la Croce Rossa del Kenya rende noto che i rifugiati etiopi continuano ad aumentare, soprattutto donne e bambini.

I disordini in Etiopia sono iniziati nel novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo, la più grande e la più popolosa del Paese. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara, e gradualmente nel resto del Paese. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi.

Il 15 febbraio, il premier Hailemariam Desalegn, in carica dall’agosto 2012, ha presentato le dimissioni per avviare una transizione democratica e permettere al Paese di attuare le riforme richieste dai cittadini. Tuttavia, due giorni dopo, la coalizione di governo ha proclamato uno stato di emergenza della durata di 6 mesi, imponendo una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza. Tali restrizioni prevedono il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. E’ previsto che entro la fine di marzo venga nominato il nuovo premier.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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