Vienna: l’attentatore dell’ambasciata iraniana aveva simpatie per i gruppi islamisti

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 10:31 in Austria Europa

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Secondo le autorità di Vienna, Mohamed E., l’attentatore che è stato ucciso dalla polizia dopo aver assalito armato di coltello un ufficiale austriaco di fronte all’ambasciata iraniana, domenica 11 marzo, era simpatizzante dei gruppi islamisti.

Michaela Kardeis, capo della pubblica sicurezza, ha spiegato che nella casa del 26enne, di origini egiziane e austriache, è stato rinvenuto materiale legato all’estremismo islamico, e che le sue attività sui social network dimostrano legami con altri militanti. Nonostante ciò, al momento, rimangono ancora ignote le motivazioni che lo hanno spinto ad attaccare il soldato austriaco. Il Ministero della Difesa ha reso noto che, nel 2012, mentre prestava servizio militare, l’uomo era stato registrato come “musulmano devoto”, e aveva il permesso di pregare 5 volte al giorno e di portare la barba lunga. Ad avviso della polizia viennese, Mohamed soffriva di disturbi mentali.

L’attacco è avvenuto verso le 11:30 di sera di domenica 11 marzo, quando l’attentatore si è scagliato brandendo un coltello contro un ufficiale di fronte all’ambasciata iraniana, situata nella zona occidentale della capitale austriaca. Prima di sparare, il soldato ha utilizzato lo spray al peperoncino per cercare di calmare l’uomo, che è poi morto sul colpo. La guardia è stata condotta in ospedale per una ferita al braccio. Un portavoce del Ministero della Difesa austriaco ha riferito che il soldato ha agito secondo le regole per cercare di reprimere l’attacco. L’aggressione è avvenuta a pochi giorni di distanza da un altro attentato con coltello in cui 4 persone sono rimaste gravemente ferite, sempre nella capitale austriaca, per mano di un 23enne afghano che ha poi confessato alla polizia quanto effettuato.

Tutte le ambasciate presenti a Vienna hanno aumentato le misure di sicurezza, soprattutto quella iraniana. L’Iran è uno dei principali sostenitori del regime siriano di Bashar al-Assad, al quale ha inviato consiglieri militari e migliaia di volontari per combattere contro l’ISIS, sia in Siria, sia in Iraq. Il 7 giugno 2017, Teheran è stata teatro del primo attacco terroristico rivendicato dall’ISIS nel Paese, dove si sono verificati due attentati simultanei. Il primo è avvenuto presso il Parlamento iraniano alle 10:15 locali, dove 4 individui, uno dei quali si è fatto saltare in aria, hanno cominciato a sparare, ferendo 3 guardie. Il secondo si è verificato alle 10:30 locali nei pressi del mausoleo dell’imam Khomeini, dove un uomo armato ha aperto il fuoco, mentre una kamikaze si è fatta esplodere. Le vittime sono state in tutto 23, tra cui i 5 attentatori, mentre i feriti 52. Subito dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno iraniano, Mohammad Hossein Zolfaghari, ha riferito che gli attentatori si erano introdotti all’interno del Parlamento travestiti da donne. Il 9 giugno 2017, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato attraverso un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa online dei terroristi, Amaq. In seguito a tale episodio, le autorità iraniane hanno condotto una serie di operazioni antiterrorismo, arrestando e processando decine di sospettati jihadisti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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