Turchia: Afrin circondata entro sera

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 16:31 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, spera che le forze turche, che conducono l’operazione militare contro il distretto di Afrin con il sostegno dell’Esercito siriano libero (Esl), circondino completamente l’area entro la sera di mercoledì 14 marzo.

In occasione di un incontro con i capi dei villaggi turchi, i muhtar, che si è tenuto ad Ankara mercoledì 14 marzo, il presidente turco ha dichiarato: “Spero che Afrin cadrà totalmente questa sera” e ha ribadito che la Turchia ha adottato tutte le misure necessarie per evitare di colpire i civili che si trovano nel territorio sotto assedio, affermando che se così non fosse stato, l’operazione contro le People’s Protection Units (YPG) sarebbe già terminata. In questo senso, Erdogan ha dichiarato: “Sono state prese tutte le premure. Al momento, i primi civili vengono portati fuori da Afrin da alcuni veicoli, attraverso un corridoio speciale” e ha aggiunto: “Libereremo Afrin dai terroristi, ripuliremo Manbij e la riva orientale del fiume Eufrate, fino al nostro confine con il territorio settentrionale dell’Iraq. Allontaneremo i terroristi da tutta l’area nello stesso modo. Le People’s Protection Units (YPG) hanno alcuni alleati. Hanno realizzato tutto ciò come una coalizione. I terroristi non sono così furbi. Oggi, il 54esimo giorno dell’operazione, almeno 3.500 terroristi sono stati neutralizzati e circa 1.300 km quadrati sono stati liberati dai terroristi”.

Tali dichiarazioni sono state successivamente chiarite da alcune fonti presidenziali, secondo le quali l’espressione “Spero che Afrin cadrà totalmente questa sera” farebbe riferimento al fatto che Afrin verrà completamente circondata e non al fatto che verrà occupata.

Le dichiarazioni di Erdogan giungono il giorno successivo all’annuncio, diffuso martedì 13 marzo, secondo il quale l’esercito turco aveva accerchiato la città di Afrin e si preparava a entrare, dopo aver liberato più di metà del distretto, pari a 1.102 km quadrati, “dalla minaccia terroristica”. Lo stesso giorno, il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva annunciato che, lunedì 19 marzo, Ankara e Washington avrebbero discusso un piano, secondo il quale i due Paesi avrebbero supervisionato il ritiro delle People’s Protection Units (YPG) dalla cittadina di Manbij, situata nel governatorato di Aleppo, vicino alla riva occidentale del fiume Eufrate, e sarebbero diventati i garanti della sicurezza nel territorio. Il piano costituirebbe un modello che dovrebbe venire sperimentato a Manbij e che, se si fosse rivelatodi successo, sarebbe stato imposto anche ad altri territori, nei quali le People’s Protection Units (YPG) hanno assunto il controllo dopo la sconfitta dell’ISIS, fino a quando verrà raggiunta una soluzione politica e questi territori potranno ritornare sotto il controllo delle forze di sicurezza nazionale siriane.

L’operazione Ramo d’Olivo era stata lanciata il 20 gennaio in collaborazione con l’Esercito siriano libero (Esl), composto dai disertori dell’esercito nazionale siriano. L’assalto dell’area mira a liberare l’area dai terroristi e a creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km nel territorio di confine. La campagna è condotta contro le People’s Protection Units (YPG), le forze curde che si trovano nel nord della Siria e che sono considerate da Ankara parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale dalla Turchia.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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