Il Niger schiaffeggia e imbarazza l’Italia

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 10:32 in Il commento Niger

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

L’Italia si trova in grande imbarazzo. Il Niger rifiuta di accogliere i soldati italiani che dovrebbero presidiare i confini con la Libia per contrastare l’immigrazione clandestina diretta in Sicilia. Il ministro dell’Interno nigerino, Mohamed Bazoum, ha bloccato quaranta tecnici italiani. Non gradisce i tecnici; figuriamoci 400 soldati. Non ne fa mistero e definisce “inconcepibile” la missione predisposta dal governo italiano in Niger e approvata dal Parlamento il 17 gennaio 2018. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, afferma di essere in possesso di due lettere in cui il governo nigerino chiede l’aiuto dell’Italia. Soltanto dopo avere ricevuto una richiesta formale a intervenire – assicura Roberta Pinotti – l’Italia si è mobilitata. Il giallo è appassionante, ma poco utile per comprendere le forze reali che governano la politica internazionale in Nord Africa e nel sud della Libia, dove si trova il Niger.

Per ricostruire i fatti, occorre svelare il nome del protagonista della politica estera italiana in questa parte del mondo: Marco Minniti. Divenuto ministro dell’Interno, Minniti ha elaborato una “strategia africana” per fronteggiare tre problemi. Il primo è reale e riguarda i processi di radicalizzazione verso il terrorismo islamico. L’analisi degli attentati dell’Isis nelle città europee dice che, tra gli autori delle stragi, ci sono anche immigrati di prima generazione e non più soltanto di seconda. Anis Amri, il jihadista dell’Isis che ha realizzato la strage contro il mercato natalizio di Berlino del 19 dicembre 2016, era giunto a Lampedusa nel febbraio 2011 su un barcone proveniente dalla Tunisia. Prima generazione, non seconda.

Il secondo problema di Minniti è potenziale. Nell’ultima relazione annuale al Parlamento, i servizi segreti hanno scritto, con un linguaggio criptico ma chiarissimo agli studiosi di terrorismo, che occorre prendere in considerazione la possibilità che l’Isis imbarchi qualche terrorista dalle coste libiche confondendolo tra i migranti bisognosi d’aiuto (pag. 59). A parlar chiaro si fa prima: potrebbe crearsi il paradosso drammatico che la guardia costiera faccia salire a bordo un terrorista dell’Isis per poi ristorarlo nelle strutture dello Stato italiano con tanto di coperta e pasto caldo. Il terzo problema è quello di ridurre il numero di immigrati per evitare la radicalizzazione anti-africana degli italiani che vivono sotto la soglia di povertà, cresciuti tragicamente negli ultimi dieci anni, secondo i dati Istat. Il compito di un ministro dell’Interno è quello di impedire che si creino le condizioni di base (o di “struttura”) per la nascita di movimenti o fenomeni potenzialmente pericolosi per la sicurezza della Repubblica. E così l’Italia, abbandonata dall’Europa, si è trovata davanti a due strade. La prima, semplice ma impraticabile, sono i respingimenti in mare. La seconda, praticabile ma complessa, consiste nell’elaborare una strategia per “tappare” la falla libica. Siccome lo Stato centrale è crollato, la Libia non controlla più i suoi confini per la gioia dei trafficanti di esseri umani che entrano in Libia dal Niger per poi proseguire verso l’Italia. Il Niger ha intravisto un grande affare economico e politico in questa vicenda. Divenuto importante all’improvviso grazie al crollo della Libia, il 28 agosto 2017 è stato invitato al tavolo di Parigi con i grandi d’Europa e ha detto: “Dateci tanti soldi con cui controlleremo i nostri confini”. È ipocrisia: il governo del Niger è in grado di controllare i confini senza i soldi dell’Europa, ma non ha un’economia autopropulsiva, come quella capitalistica, e ha pertanto bisogno di aiuti esterni per ampliare la base di consenso su cui poggia la sua dittatura. In questa partita molto complessa, si inserisce Macron, impegnato a espellere la presenza italiana dalla Libia. Figuriamoci come possa vedere l’ingresso militare italiano in Niger, dove ha una forte presenza militare. La Francia ama talmente tanto il governo del Niger da esserne geloso. Il ministro Mohamed Bazoum lo sa. La sua ruvida presa di posizione contro l’Italia non è una difesa della sovranità nazionale del Niger, altrimenti non ospiterebbe così tanti soldati francesi. Il Niger è un’ex colonia della Francia. E il ministro Bazoum ce lo ricorda.

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Articolo tratto dalla rubrica Atlante del Messaggero, domenica 11 marzo 2018.

di Alessandro Orsini

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