L’Iran si apre all’Arabia Saudita

Pubblicato il 14 marzo 2018 alle 13:35 in Arabia Saudita Iran

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L’Iran sarà il primo a sostenere l’Arabia Saudita nel caso in cui il Regno venisse attaccato dall’esterno ed è pronto a discutere con il Paese su questioni controverse, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif.

Martedì 13 marzo, in occasione di una conferenza stampa che si è tenuta a Islamabad, in Pakistan, il ministro iraniano ha dichiarato: “Spero che i sauditi condividano questo sentimento e siano pronti a superare le differenze” e ha sottolineato che Teheran considera la sicurezza e la stabilità dei Paesi vicini importante quanto quella nazionale. In questo contesto, Zarif ha altresì affermato: “Il problema è che i sauditi credono che il fatto che il mondo considera l’Iran una minaccia dell’Arabia Saudita costituisca un vantaggio per loro. Non c’è nessun motivo per l’ostilità tra l’Iran e l’Arabia Saudita. In ogni caso, diciamo loro che non possono garantire la sicurezza dall’esterno della regione”.

Un passo nella direzione della ripresa dei rapporti tra Teheran e Riad era già stato fatto il 5 settembre 2017, quando il ministro degli esteri iraniano aveva dichiarato che l’Iran avrebbe accolto favorevolmente un cambiamento nei rapporti con l’Arabia Saudita. Lo stesso giorno, anche il capo degli affari del pellegrinaggio, Ali Qadi Askar, aveva affermato che i tempi sarebbero stati maturi per stabilire un dialogo tra Arabia Saudita e Iran, mirato a risolvere i problemi tra le due parti.

I rapporti tra Riad e Teheran sono molto tesi. L’Arabia Saudita aveva tagliato le relazioni diplomatiche con l’Iran il 3 gennaio 2016, accusandolo di non aver protetto la propria ambasciata nel Paese. L’ambasciata saudita a Teheran era stata presa d’assalto dopo che, il 2 gennaio 2016, l’Arabia Saudita aveva giustiziato 47 persone considerate terroristi, tra cui un importante leader religioso sciita, Nimr Al-Nimr. Successivamente, i rapporti tra i due Paesi si erano ulteriormente deteriorati dopo che, il 7 giugno 2017, alcuni kamikaze si erano fatti esplodere nella capitale iraniana colpendo due luoghi simbolici del Paese: il Parlamento, sede del potere politico, e il mausoleo dell’ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica, causando la morte di 12 persone. In tale occasione, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica aveva accusato l’Arabia Saudita del duplice attentato, per i suoi legami con il terrorismo internazionale, respingendo la rivendicazione da parte del sedicente Stato islamico, giudicata poco credibile e prodotta al fine di confondere l’opinione pubblica.

Oltre a ciò, l’Iran e l’Arabia Saudita sostengono parti avverse in numerose questioni regionali. In merito alla crisi del Golfo, iniziata il 5 giugno 2017, quando l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto avevano imposto un embargo al Qatar, il 15 giugno, il consigliere del corpo delle guardie della rivoluzione islamica, Yadollah Javani, che mantiene ottimi rapporti con Doha, aveva accusato l’Arabia Saudita di aver provocato la crisi per ottenere il controllo dell’area. In Yemen, Riad e Teheran sostengono parti avverse nel conflitto civile. L’Iran supporta gli Houthi e l’Arabia Saudita, a capo della coalizione araba, sostiene le forze fedeli al presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato dai ribelli il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. Anche in Siria, l’Arabia Saudita è preoccupata che l’Iran, il quale sostiene le forze del presidente Bashar Al-Assad, accresca l’influenza sciita nel territorio.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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