Palestina: attentato contro il primo ministro palestinese

Pubblicato il 13 marzo 2018 alle 10:21 in Medio Oriente Palestina

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Un’esplosione ha colpito il convoglio del primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, mentre stava entrando nella Striscia di Gaza.

Nella mattinata di martedì 13 marzo, un dispositivo esplosivo sarebbe stato fatto esplodere all’altezza della postazione di controllo di Beit Hanoun, situata al confine tra Israele e la Striscia di Gaza, poco dopo il passaggio del convoglio che scortava il primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, secondo una prima ricostruzione fornita dal quotidiano Al-Jazeera.

Non è ancora chiara la responsabilità dell’accaduto. La detonazione avrebbe causato il ferimento di alcune persone, mentre il primo ministro non sarebbe stato colpito e sarebbe riuscito a raggiungere incolume un nuovo impianto di trattamento delle acque reflue, dove era atteso per l’inaugurazione della struttura.

La presidenza palestinese ha immediatamente condannato il tentato attentato nei confronti del primo ministro e ha dichiarato che ritiene Hamas responsabile dell’accaduto. In merito alla questione, il portavoce del presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, Nabil Abu Rudeineh, ha dichiarato che “l’attacco nei confronti del governo di accordo nazionale costituisce un attacco contro l’unità del popolo palestinese”.

Da parte sua, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha emanato un comunicato ufficiale, nel quale ha condannato l’attacco contro il primo ministro Hamdallah e lo ha definito un tentativo di manomettere la sicurezza della Striscia di Gaza e gli sforzi per realizzare l’unità e la riconciliazione nazionale.

Hamas è un’organizzazione sunnita fondamentalista che ha governato de facto il territorio della Striscia di Gaza a partire dal giugno 2007, dopo che il movimento Al-Fatah aveva perso le elezioni del 2006. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica da numerosi Paesi e organizzazioni internazionale, tra i quali Israele, gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Hamas e Al-Fatah avevano raggiunto un accordo sulla riconciliazione della Palestina il 12 ottobre 2017, durante un incontro che si era tenuto al Cairo. In tale occasione, i due movimenti avevano stabilito che il Governo di unità nazionale avrebbe assunto il controllo della Striscia di Gaza a partire dal 1 dicembre 2017. Più recentemente, il 21 novembre, 13 fazioni palestinesi si sono riunite nella capitale egiziana per discutere i passi per la realizzazione dell’accordo nazionale. In tale occasione, le parti hanno stabilito che le elezioni generali in Palestina si sarebbero tenute entro la fine del 2018.

Il passaggio di consegne da Hamas ad Al-Fatah nella Striscia di Gaza era poi stato rimandato dall’1 al 10 dicembre 2017 per ultimare le misure per garantire il completamento dei passi verso la riconciliazione nazionale. Tra le questioni spinose che hanno rallentato il trasferimento dei poteri tra le due parti vi era il disarmo di Hamas, in merito al quale, il 27 novembre 2017, il movimento aveva dichiarato che la rinuncia alle armi avrebbe costituito “una linea rossa sulla quale non vi sono compromessi”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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