James Mattis in visita ufficiale in Oman e Bahrein

Pubblicato il 13 marzo 2018 alle 8:34 in Medio Oriente USA e Canada

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Il segretario della Difesa americano, James Mattis, è giunto in visita ufficiale a Muscat, in Oman, domenica 11 marzo, per rafforzare i legami con i Paesi del Golfo Persico.

Secondo quanto riportato da un comunicato del Pentagono, Mattis ritiene che la stabilità della regione sia fondamentale. In particolare, l’approfondimento dei legami con gli alleati del Golfo è uno dei principali obiettivi della strategia nazionale statunitense. Durante la visita, Mattis ha incontrato il sultano Qaboos bin Said Al Said, con cui ha affrontato diverse questioni, tra cui la situazione nell’area e il conflitto in Yemen. Il segretario americano ha definito il sultano omanita “un leader molto strategico”, il quale riconosce che situazioni di instabilità vanno a vantaggio degli estremisti. L’organizzazione Conflict Armament Research, nella primavera del 2017, ha emesso in report in cui denunciava che l’Oman era la rotta principale, sia di terra sia di mare, utilizzata dall’Iran per trasferire le armi ai ribelli sciiti Houthi, i quali combattono contro le forze fedeli al presidente yemenita legittimo, Mansour Hadi, dal 21 marzo 2015. L’Arabia Saudita è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, formata da Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, che supporta il presidente Hadi. L’Iran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

Dopo l’Oman, Mattis si recherà in Bahrein, dove incontrerà il re Hamad bin Isa Al Khalifa, per rafforzare i rapporti di sicurezza.  Come affermato dal segretario, le autorità di Manama sono un alleato chiave degli Stati Uniti, in quanto ospitano i quartier generali della Quinta flotta statunitense nel loro territorio. “La base è vitale per le nostre operazioni in Medio Oriente”, ha spiegato Mattis.

Occorre ricordare che dall’estate passata è in corso una crisi tra i Paesi del Golfo, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuweit, Bahrein e Oman. Il 5 giugno 2017, Riad, Manama, Abu Dhabi e il Cairo hanno tagliato le relazioni diplomatiche con il Doha, accusando le autorità qatarine di sostenere e finanziare le organizzazioni terroristiche. Qualche giorno dopo, il 23 giugno, i quattro Paesi avevano inviato a il Qatar, attraverso la mediazione del Kuwait, una lista di 13 richieste, che il Paese avrebbe dovuto realizzare per porre fine all’embargo. Da parte sua, il Qatar aveva respinto le accuse rivoltegli dai Paesi dell’embargo e le loro richieste, ritenendole in contrasto con il principio di sovranità nazionale. Pochi giorni dopo l’imposizione dell’embargo al Qatar, il 9 giugno 2017 Trump aveva esplicitamente accusato Doha di avere un’ideologia estremista e di finanziare il terrorismo. Con l’evolversi della crisi, la posizione degli Stati Uniti è cambiata. Il 16 giugno, gli Stati Uniti hanno dato avvio a un’esercitazione navale congiunta per rinsaldare la cooperazione con il Qatar, mentre l’11 luglio, Stati Uniti e Qatar hanno firmato un memorandum d’intesa che pone le basi per la cooperazione dei due Paesi nella lotta al terrorismo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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