UNHCR: piano di emergenza per ricollocamento dei migranti dalla Libia in stallo per colpa dei governi europei

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 8:34 in Immigrazione Libia

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Le Nazioni Unite hanno reso noto che il piano di emergenza attuato per far evacuare i rifugiati dalle prigioni libiche è in fase di stallo perché i Paesi europei stanno impiegando troppo tempo per i processi di ricollocamento.

La UN Refugee Agency (UNHCR), dal novembre 2017 a oggi, ha evacuato dal Paese nordafricano quasi 2.000 migranti che si trovavano dei centri di detenzione, portandoli in Niger, per poi essere trasferiti nei Paesi europei attraverso le procedure di ricollocamento. Tuttavia, nel corso delle ultime due settimane, i voli tra la Libia e Niamey sono stati interrotti, in quanto soltanto 25 rifugiati sono stati accolti in Francia, mentre i restanti stanno ancora aspettando nella capitale nigerina di essere accettati da altri Stati dell’Unione Europea.

“Il governo del Niger ci ha chiesto di velocizzare le procedure, potete ben immaginare che abbia molte preoccupazioni in merito alla presenza di quasi 2.000 migranti nella propria capitale”, ha spiegato il capo della UNHCR dell’unità nordafricana, Karmer Sakhr. L’agenzia dell’Onu ha spiegato che la situazione dei migranti in Libia continua ad essere difficile a causa della situazione di profonda instabilità che continua a essere presente nel Paese. Per di più, il fatto che la maggior parte delle ambasciate straniere a Tripoli siano state chiuse rende ancora più difficoltoso stabilire contatti con i Paesi stranieri per concordare il ricollocamento dei rifugiati.

Secondo le registrazioni effettuare dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), alla fine del 2017 erano più di 400.000 i migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, anche se era stato stimato che fossero complessivamente 700.000. In tali luoghi, gli individui sono costretti a vivere in condizioni precarie, senza abbastanza cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Molti centri sono talmente affollati che i migranti non hanno spazio nemmeno per sdraiarsi. Inoltre, sono sistematicamente sottoporti a torture e abusi, che non vengono risparmiati nemmeno alle donne e ai minori. Il 14 novembre 2017, la CNN ha pubblicato un video in cui venivano mostrati migranti africani venduti all’asta come schiavi in un capannone vicino a Tripoli, destando l’indignazione della comunità internazionale.

Il Niger ha concordato di accogliere temporaneamente i rifugiati evacuati dall’Onu per portarli al sicuro nell’attesa di essere ricollocati in Europa. Secondo quanto riferito dalla UNHCR, la maggior parte di tali individui sono originari del Corno d’Africa, mentre più di un quarto sono bambini non accompagnati. La Francia è stato il primo Paese europeo ad accogliere i migranti che sono stati evacuati dalla Libia in Niger dalla UN Refugee Agency. L’11 novembre 2017, il Ministero dell’Interno francese ha spiegato che, entro il gennaio 2018, 25 migranti di origini eritree, etiopi e sudanesi, tra cui 15 donne e 4 bambini, precedentemente evacuati dalla Libia al Niger, sarebbero stati trasferiti in Francia. Tali individui avevano raggiunto il Niger grazie all’aiuto della UN Refugee Agency, dopo aver vissuto per lungo tempo in condizioni molto gravi in Libia.

Il 27 febbraio, il New York Times ha pubblicato un articolo, firmato da Adam Nossiter, in cui viene spiegato che gli ufficiali francesi in Niger stanno effettuando una selezione molto rigida dei richiedenti asilo locali che vorrebbero raggiungere la Francia. Nello specifico, ogni giorno, gli ufficiali di Parigi intervistano i richiedenti asilo e decidono a quanti e a quali di loro dare la possibilità di avere un biglietto aereo per la Francia ed evitare viaggi rischiosi attraverso i Paesi africani e il Mediterraneo. Tuttavia, l’autore nota che soltanto pochi nigerini ottengono il permesso di raggiungere la Francia in modo sicuro. A suo avviso, il messaggio che le autorità di Parigi voglio mandare, in realtà, suggerisce agli abitanti del Niger di non lasciare il Paese per rischiare la vita nel Mediterraneo con l’ulteriore possibilità di vedere la propria richiesta di asilo negata, una volta raggiunta la Francia. 

La situazione in Libia è degenerata in seguito al rovesciamento del regime del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre 2011. Da allora, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica e, ancora oggi, è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza degli Stati Uniti e dell’Onu; il secondo a Tobruk, sotto l’influenza della Russia e dell’Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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